44 Days of Witchery – Modern Witch League©

35- Something that I think people who don’t know much about paganism/witchcraft should know.
35 – Qualcosa che penso che la gente non sa e dovrebbe sapere sul paganesimo o stregoneria.

Beh, chi pensa alla stregoneria (da profano) non immagina minimamente quanto il paganesimo e la stregoneria (intanto tra di loro siano legati) siano legati con la Natura, non vista solo come parte “ambientalista” (fiori, piante, monti, mari ecc) ma anche come rappresentazione della sua parte divina e quindi come non immaginino che sia un modo tutto a sè di vedere le cose, di rapportarsi con l’universo. E’ fantastico raccontarlo a qualcuno che non ne sa niente, perchè veramente sembra di sollevare un velo. E, chi capisce di cosa parlo, vedo che veramente cambia modo di vedere paganesimo e stregoneria, che non sono più solo un etichetta ma che finalmente ne colgono la sostanza. E’ un peccato che questo slancio emotivo non sia immediato quando un non-pagano sente parlare di paganesimo e stregoneria, ma che subito le sue emozioni si scontrino con i luoghi comuni che la storia gli ha cucito addosso. Fortunatamente con il tempo le cose stanno cambiando anche nel web e nell’editoria, ma comunque è un peccato che la carta o il cyberspazio ancora non riescano a superare il “blocco” della trasmissione emotiva di questa visione delle cose.

Se intendiamo non-pagani, una cosa che mi rendo conto che 3/4 della gente subito non capisce è che non ci sono gerarchie.
Per me è scontato, quindi forse mi succede che lo lascio sottointendere quando spiego a qualcuno in cosa credo, ma non ci sono gerarchie. Non c’è un “capo gruppo” o una persona di riferimento. L’unica persona di riferimento sei tu, ragion per cui le sicurezze devi andartele a cercare da solo.
Mi sono resa conto che per chi proviene da una religione di massa questo è veramente inconcepibile e ostinatamente magari non capiscono in cosa io creda. Anche il non avere un testo di riferimento, una Bibbia, o un Corano… il non avere un luogo specifico che riteniamo sacro… la mancanza di un centro dove si può fare riferimento per dire “pagano” (esempio chiese, templi ecc)… non credevo che potesse essere così difficile comprendere questo concetto che io davo per scontato. Nel mio percorso e ne l percorso che molti altri come me seguono, quello personale, la logica, il modo di ragionare, è completamente diverso. Siamo noi che determiniamo i nostri “paletti” in base a ciò che più sentiamo affine alla nostra persona. E non ci affidiamo ad un capo clan per farci dire cosa è giusto o per darci sicurezza.
Per generare sufficiente sicurezza in qualcosa sappiamo che il singolo individuo si deve muovere. Devi conoscere, informarti, ragionare e pensare in prima persona. Si deve ragionare su concetti che possono essere giusti o sbagliati  e a decidere cosa è meglio per noi siamo noi stessi, non c’è qualcuno che ce lo insegna o ci dice “è giusto così!”. E’ libertà di pensiero a 360°! Con i suoi pro e i suoi contro…sì perchè io su di  me sento anche la responsabilità di credere in qualcosa che mi faccia stare bene e che mi migliori come persona, e quindi lasciarmi sì portare dall’entusiasmo per qualcosa senza farmi travolgere, e aspettare, darmi i miei tempi per assimilare la cosa e capire cosa ne penso realmente.
Per me però questo non è destabilizzante, non avere un punto di riferimento, è entusiasmante!  Mi permette di spaziare verso ciò che mi attira e che sento più affine al mio modo di essere, per una stagione sola anche, ma comunque cosciente che quella stagione qualcosa di lascerà. Non credo che sia sbagliato ricercare continuamente qualcosa di nuovo da conoscere e comprendere, chi deriva da una mentalità cristiana può vederlo come “poco serio” ma io credo invece che intanto avvicini culture diverse e che non sia per forza qualcosa che io integrerò nella mia pratica, ma una filosofia, un modo di vedere in più tra quelli che conosco e che esistono. Penso che sia accumolo di conoscenza.
E il conoscere sempre cose nuove, che magari non mi serviranno a nulla nella pratica (ad esempio, anni fa mi ero molto incuirosita sul buddismo, poi ho ampliato la mia conoscenza a tutte le filosofie orientali, a grandi linee e ne ho apprezzato la “luce” e la visione completamente diversa rispetto al modo di vedere la spiritualità europea) ma sicuramente sento che mi arricchiscono come persona e anche da un punto di vista spirituale. Inoltre mi aiutano a capire, con la riflessione e la conoscenza, il mio percorso personale.

Un’altra cosa che vorrei fosse più chiara, che si sa ma che forse non si capisce, è che studiare e informarsi su qualcosa non vuol dire praticare.
Posso interessarmi di sciamanesimo e leggere libri sullo sciamanesimo, ma questo di sicuro non fa di me uno sciamano… per chi un po’ ne mastica spesso è scontato, ma non sempre è chiaro questo concetto. Anzi, a volte si tende a dover mettere in pratica ciò che si legge perchè “si è letto sull’argomento” (davvero, c’è chi veramente mi ha detto così). Magari la foga e l’eccitazione iniziale ci portano verso il “mettere in pratica” e a volte è capitato anche a me, e capiterà. Ma la pratica vera e propria non è qualcosa che cambia a seconda del libro che stai leggendo a mio avviso. Credo che il provare un qualcosa, per vedere com’è una volta, sia solo questo: una prova. La pratica è quel bagaglio che io chiamo “zoccolo duro” che sento che mi accompagnerà sempre e che ho integrato in un mio “perchè” universale e personale che mi impedisce di togliere elementi. Per capirci, le mie basi sulla Wicca, la mia concezione del cerchio, gli elementi, i cicli, il Divino rappresentato nel aspetto maschile del Dio e in quello femminile della Dea, l’equilibrio dell’universo, lo scambio di energie, la legge del ritorno ecc… sono concetti alla base della mia pratica che non mi abbandoneranno mai! Da questi miei concetti base sta come io opero, come decido se operare un incanto o no, come visualizzo il cerchio, come dirigo le energie, come faccio divinazione… insomma, interiorizzati i concetti, la pratica risponde a questi concetti che io riconosco come giusti e integrati nel mio percorso. Lo studiare il pendolo (cosa che sto facendo, assieme a tutto il popò di roba che sto approfondendo ultimamente) non lo integra automaticamente alla mia pratica anche se di fatto per studiarlo non leggo propriamente un libro ma lavoro su un legame con lo strumento in primis e con l’universo (che mi da le risposte) poi.
Anche questa distinzione a volte mi sembra nebulosa.

Al momento non mi viene in mente altro da aggiungere. Penso che questi siano concetti “sfuggenti” che si dovrebbero conoscere e che spesso mi trovo a puntualizzare o a spiegare a chi mi chiede qualcosa o non capisce. Non sono molti i casi, e ho già spiegato perchè, ma tra i blocchi più comuni trovo principalmente questi.

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