Modern Witch League: Alfabeto di Strega

F come Fate e Creature del Piccolo Popolo

Le fate sono presenti nella mitologia di tutto il mondo. Particolarmente ricche di tradizioni sono la Bretagna, la Cornovaglia, l’Irlanda, l’isola di Man, la Scozia, il Galles, le isole del Mediterraneo, che Germania, Russia, Scandinavia, Islanda ed Europa orientale. Con la colonizzazione americana queste leggende hanno superato anche l’oceano Atlantico arrivando in America e in seguito in Australia.
In luoghi dove prevale uno stile di vita tradizionale, anche nei caseggiati di città, le fate sono ancora parte integrante della struttura sociale. Innumerevoli sono le testimonianze al riguardo, soprattutto da parte di bambini o di adulti che conservano ricordi legati all’infanzia o che possiedono ancora un elevata sensitività.
I bambini, soprattutto di età inferiore ai 5 anni, sono particolarmente ricettivi nei confronti del popolo fatato che riescono a vedere più chiaramente rispetto agli adulti proprio perché data la loro giovane età la loro mente è ancora aperta alla condivisione con gli altri mondi e le altre dimensioni. Crescendo generalmente si perde ogni ricordo e ogni abilità di poter vedere gli abitanti del piccolo popolo.
dove impera la tecnologia è difficile collegarsi con la magia ed è difficile “vedere” questi esseri. Tuttavia anche negli adulti permane il desiderio di conoscere questa dimensione, di dargli concretezza, ed ecco che autrici come J.K. Rolling, Tolkien e C.S.Lewis con le loro storie fantastiche riescono a ricreare ambientazioni popolate da esseri mitici, del quale esistono tutt’ora i racconti sottoforma di leggenda che alimentano la nostra fantasia. Immergersi in questi mondi immaginari spesso aiuta a ricordare ciò che è seppellito nella loro memoria.

Il tempo del Regno delle fate

Racconti che provengono dal monto celtico suggeriscono che il tempo nel Regno fatatato scorra in modo diverso da quello dei mortali. Abbondano storie di persone  che vi erano state per quelli che ritenevano giorni, e che si sono trovate a tornare dai loro amici e familiari ormai invecchiati di anni o morti addirittura.
Uno dei racconti più comuni è quello dello sposo rapito da un’invidiosa regina delle fate il giorno del suo matrimonio. Originariamente le spose erano circondate da dieci damigelle vestite come lei e lo sposo dallo stesso numero di testimoni per far sì che le fate, confuse, non sapessero chi rapire.
Nelle storie dei rapimenti, lo sposo veniva puntualmente coperto di attenzioni e portato nel letto della regina delle fate. Tornava a casa solo dopo aver messo incinta la regina e averle garantito una progenie. Al suo ritorno a casa si accorgeva che nel mondo dei mortali il tempo era passato di molti anni o decenni e nel peggiore dei casi solo pochi anziani potevano riconoscerlo.

L’ingresso al Tor di Glastonbury era custodito da Gwynn ap Nudd, il Bianco, re delle fate e signore dell’aldilà. A Samhain guidava la Caccia selvaggia dal Tor e durante le notti di tempesta era accompagnato da cani da caccia provenienti dall’aldilà. Spesso associato ad Artù viveva dentro il Tor su un trono dorato circondato da fate.
Le origini sul Piccolo popolo e sulle fate e le sue corti furono generate forse dall’epilogo di una battaglia per la conquista del territorio, dove i primi abitanti della Bretagna, bassi e armati di archi e frecce soccombettero sotto gli attacchi delle tribù con armi di ferro e vennero costretti a spostarsi in nuove terre, sconosciute, dove ripresero da capo le loro tradizioni e culture. Luoghi che per chi era rimasto erano una specie di paradiso, chiamato Tir na n’Og che sotto diversi nome e nelle leggende arturiane medioevali, rimase sempre come la dimora simbolica delle fate. Forse anche portati dalla loro costituzione fisica forse dai loro usi e costumi questi personaggi diventarono così parte della leggenda. Sarebbe forse così spiegato perché il piccolo popolo teme il ferro.
I bardi collocarono la strada che conduceva a questo paradiso terrestre a ovest, oltremare. Le isole con siti antichi erano associate alle Isole di Blest, come era chiamato qualche volta l’aldilà, Mont Saint Michel,  era una di quelle isole.
Una delle migliori descrizioni dell’aldilà celtico è riportata in un poema gallese, Preiddeu Annwyn. Il luogo si suddivideva in tre regioni. La prima era quella della Terra dei morti silenziosi, qui le anime  erano chiuse in un forte di vetro. Il luogo sembrerebbe corrispondere alle descrizioni dei palazzi d’oro e cristallo che si narra si trovino nel Regno delle Fate. Il secondo era Caer Feddwidd, il Forte Carousa, governato da Arianrhod, la dea del tempo, del karma e del destino. Qui la fontana di vino mistica offriva salute e giovinezza eterne a coloro che sceglievano di trascorrere la loro immortalità nella vita ultraterrena. Il terzo regno, il più divino, era noto come Avalon, che significa “la valle delle mele” ed era un’isola sacra per Artù. Solo le persone più evolute dal punto di vista spirituale, o coloro che avevano fatto grandi sacrifici a beneficio altrui, vi potevano accedere. Re Artù ne è l’abitante più famoso.

Diversi tipi di fate

Ci sono diversi tipi di fate, che spesso sovrappongono tra loro. Ci sono le fate di potere, talvolta associate a divinità e ai saggi dei tempi antichi: le dee e le regine delle fate sono spesso considerate aspetti della Triplice Dea; gli incantatori, come Merlino e Morgana che era di discendenza fatata e una delle dame del lago: ci sono le creature dall’aspetto cupo che popolano le storie sulle fate e gli incubi: giganti, troll, djinn e folletti; gli spiriti della Natura, i deva, gli Elementali, le ninfe, le sirene e i tritoni, pixie (a dispetto del genere a cui appartengono).
Sidhe, questo è il nome che è utilizzato in Irlanda e nelle Highlands scozzesi per identificare le fate; sono descritte come creature molto belle e nobili, alte quanto esseri umani o addirittura più maestose e simili nell’aspetto.

 I quattro elementi e gli elementali

Nel III secolo d.C. gli elementali furono classificati dai neo-platonici greci (gruppo di filosofi che fondevano le teorie di Platone con il misticismo orientale), sebbene all’epoca fossero già noti come entità presenti nella terra, nell’aria, nell’acqua e nel fuoco. Si narra che sia no creature comparse prima degli esseri umani,  sono ritenuti i figli di Lilith, la prima moglie di Adamo, punita per essersi rifiutata di sottomettersi al suo volere.
Platone narrava che il dio creatore aveva creato il mondo utilizzando i quattro elementi, questo mondo includeva la Terra, il Sole, la Luna e le stelle. Non è propriamente una leggenda se accettiamo l’ipotesi che l’universo abbia avuto inizio da un nucleo di energia, come quella indifferenziata della Divinità; dovremmo considerare i quattro elementi come una delle fonti di energia condensata che per secoli si e creduto costituisse il materiale di base della vita. In questo senso, lo psicologo Jung elaborò un concetto che associava l’elemento terra alle sensazioni, l’elemento aria ai pensieri, l’elemento fuoco all’intuito, l’elemento acqua ai sentimenti. Queste secondo lui erano le categorie con cui opera il genere umano.
Si crede che gli elementali, in quanto manifestazioni di queste forze, occupino un regno che si trova tra il piano materiale e quello spirituale, che agiscano come un ponte tra le due dimensioni. I teosofi, che indussero la filosofia in Occidente verso la fine del XIX secolo li collocarono tra i deva e gli spiriti di natura.
Paracelso, alchimista, grande medico e mago esperto,identificò le forme personificate delle forze elementali. Associò così gli nomi e le sculture di pietra all’elemento terra, le salamandre e altri elementi leggendari all’elemento fuoco, le sifilidi all’elemento aria e le ondine all’elemento acqua. Questa è un’idea complessa perché se gli gnomi sono esseri fatati come possono essere degli elementali contemporaneamente? Perché scegliere uno gnomo e non un nano? Le categorie erano quindi semplicemente un pezzo per rappresentare la forza descritta in modo verosimile.
Alcuni maghi parlano di sei categorie di elementali e identificano i fauni o satiri come spiriti elementali archetipo della vita animale e le driadi come spiriti di base per la vegetazione.

Fonte:
Fate e creature magiche”, Cassandra Eason

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