Questione di insetti

Di punture, per l’esattezza.
Infatti da domenica che sono andata via con Daniele e abbiamo raggiunto il suo Baito mi sono portata a casa due maxi punture di zanzara/zecca (chi lo sa) e ragion per cui mi sono trovata a riprendere antistaminici con tanto di crema cortisonica… uffi. È imbarazzante andar in giro con sti due affari rossi grandi come una pallina da tennis sulle gambe. Ergo: jeans e pantaloni. Ma è una sofferenza con il caldo. Sniff.
Per effetto degli antistaminici comunque sono crollata a letto alle 9 di sera ieri e mi sono fatta 10 ore di sonno filate, per risvegliarmi con la camera a 28.5 gradi, sognare che c’erano degli affari alieni che volavano e si facevano crescere i peli apposta per farlo solo quando volevano volare e che due colleghe di Daniele gli regalavano un libro su un pilota famoso e lui era felicissimo, a dispetto del pietoso regalo che gli avevo fatto io e che giustamente non ricordo cosa fosse… insomma, dormito sì tanto, riposato no poco.

Ma mancano 10 giorni alle ferie, ovvero 8 giorni lavorativi… il vero divario tra me e la libertà.
Devo comunque sforzarmi di pensare alla valigia. Non ho molto tempo, e anche facendola un giorno prima (come mio solito) mi sa che non ce la farei  stavolta perché non so ASSOLUTAMENTE dove sono le mie cose. Dannato, DANNATO trasloco!!!

Ieri dopo lavoro ho fatto le piste per fare tutto quello che dovevo fare (spesa, farmacia, prendere l’acqua ecc) e sono tornata a casa alle 7 e mezza.
Mi telefona la Silvia, per dirmi che è tornata, e per raccontarmi degli ultimi aneddoti… ma baaaastaaaa!! Per lo meno l’ha capito anche lei. Basta!! Su!! Sono 7 lunghi, estenuanti, infiniti mesi che sta pagliacciata va avanti. Basta. Non siamo più alle medie, ci sono pensieri più pressanti da fare a 26/28/30 anni.
Veramente, cagate da bociafastidio! (questo termine tanto esplicativo…)
E sabato (MAH) pare che la Giu e la Silvia, dopo che entrambe han trovato pace con Dennis (APRITI CIELO), vogliono riempire di merda Matt… uff. E ri uff. Ma finirà mai sta storia??
Che poi comunque sono sempre quelli che non centrano nulla a far più casino. Che cos’è? Una legge cosmica??
Comunque fatto sta che mi si prospetta un sabato (di nuovo) complicato… gioia e allegria portatemi via!
Per lo meno spero che poi sia finita davvero.

Infine c’è una questione che mi sta a cuore che in questi giorni causa lavoro meccanico da fare ripetutamente (mettere etichette sui libretti) mi ronza in testa.
La cosa è partita da lunedì. Era una mia riflessione personale.
Il soggetto è “la vita pagana condivisa”.
Perché condividere?
Al di là del motivo per cui questo ragionamento ha avuto inizio, mi sono trovata a ragionare su questo.
Subito mi sono detta “perché no?”. Cioè, le mie esperienze rimangono mie anche se le racconto. Non possono diventare di qualcun altro. E così ho messo a tacere il mio istinto di “possessione/autoconservazione”. Inoltre, mi sono “nascosta” e tenuta per me e per pochi intimi (Anna) le mie esperienze per così tanto tempo che poterne parlare liberamente mi da un senso di “respiro”, di “libertà”. Non che mi vergognassi, è che mi dicevo che c’era chi non avrebbe mai capito e piuttosto di essere ridicolizzata mi sono sempre tenuta le mie cose per me. Ma ad un certo punto mi sono chiesta “e se io volessi condividerle?” per il gusto di parlare di qualcosa tanto importante da non poterlo più tenere solo per me? Emotivamente è una sensazione che capisco, ma mi chiedo quali motivi inconsci la facciano nascere. Ho ripreso in considerazione anche una certa dose di vanità non cosciente, anche se una parte di me mi domanda “ma allora perché è così difficile venire allo scoperto?” e ho concluso che infondo forse sto solo pensando male di me stessa se penso che il mio desiderio di condivisione nasca da una forma di vanità, seppur magari ad un certo punto non escludo che un po’ ci sia. Se fosse la vanità quella che mi spinge a condividere mi sarei già ritirata per la vergogna. Ma di certo non è il motivo scatenante per cui ho iniziato a condividere. Anche se molto poco. (ed ecco un altro motivo per cui non penso sia vanità,, visto che le cose più “faighe” le tengo tutt’ora per me).
Non sto qui a sviscerare tutti i miei pensieri, che non è il caso e non sarebbero piacevoli da leggere né da scrivere comunque.
Infine mi sono risposta che potrebbe essere  il senso di solitudine che mi spinge a condividere. Forse perché sono invidiosa del fatto che le altre persone non abbiano problemi a condividere le questioni che loro sentono a cuore. Penso alla Silvia, con il catechismo e l’ACR, penso alla Giuly con la corsa e i suoi intrighi amorosi, penso ai miei ex colleghi riguardo alla mia azienda pur sapendo che io ci lavoro ancora, penso a mia mamma e ai miei parenti, pur rimanendo comunque parenti. Penso a questioni di cui comunque si parla, ci si “confronta” con altri liberandosi ed esponendo i propri pensieri, sconvenienti e intimi magari.
In conclusione penso che sia un istinto umano quello di comunicare il proprio stato d’animo a qualcun altro, per sentirsi meno soli.
Nel mio caso, che son di mio molto riservata, forse si tratta di un evoluzione. Sto affinando una sicurezza forse, comunicandomi ad altri.
In breve, la condivisione che faccio via blog e molto raramente (per i progetti della Lega) via video nascono prima di tutto da un mio desiderio di “tirar fuori” anche questa cosa.
Poi, forse, vengono gli altri, che ascoltano… ma onestamente mi sono detta che anche no. È proprio il fatto di dire a qualcuno qualcosa che mi spinge a condividere. E lo faccio con le migliori intenzioni, forse si, ingenuamente.
Poi c’è il pensiero dell’altra parte, quella che ascolta, e sorge la domanda “vale la pena condividere?” e dopo tutto mi rispondo che, per me, ancora sì. Ma solo perché di fatto me ne frego un po’ di chi riceverà il messaggio sbagliato.
Una volta Dodo in un suo video (o da qualche parte) ha detto: “Sono responsabile di quel che dico, non di quello che voi pensate di aver capito”. Ecco, sono d’accordo con lei.

Il ragionamento era nato dal dubbio di Giulia.
Infine mi sono risposta che vale la pena condividere se prima di tutto si ha questo bisogno di condividere, magari altri possono fare anche dei passetti oltre questo bisogno, ovvero si dicono che magari possono fare qualcosa di buono per qualcuno, essere d’ispirazione (non a modello) o si dicono propensi a condividere per raggiungere altri obiettivi. Non lo so. Per me, il primo basilare motivo è questo. Se manca questo non occorre nemmeno procedere col ragionamento.
In base a come ci si sente in merito a chi riceve il messaggio comunque si può modulare il canale. Può essere che un canale vada bene per un periodo e poi ci sia bisogno di trovare un altro canale per comunicare, perché quel sistema di comunicazione è stato reso obsoleto o è mutato il suo utilizzo nel tempo (aahhh la comunicatrice che è in me….u.u) e se ne deve cercare un altro.
C’è chi ama scrivere, chi vuole assicurarsi di dire le cose giuste nel modo giusto ed è più bravo magari a parlare, chi non sa imbastire un discorso da zero e parte da degli spunti e da lì parte con il ragionamento, chi invece vuole solo “raccogliere” in un singolo posto tutte le sue ricerche e le vuole rendere pubbliche per una serie di motivi… ma alla base c’è sempre il concetto “io voglio comunicare e condividere”.
Per il resto, si trova una soluzione.
Gli impedimenti fisici (tempo, webcam, internet, impegni…) possono rallentare, ma a fermarsi ci si ferma da soli. Non si è mai fermati da altro.
A volte c’è bisogno di una ventata di rinnovamento. E comunque la condivisione non deve per forza essere eterna, o forzata da altri. Deve essere intima e personale, perché è un bisogno singolo dell’individuo.
Riguardo al resto, a tutto quello che non rientra nella sfera del personale, se ci si sente offesi, ci si risente di qualcosa, se si è stufi o si pensa che un livello di ascolto sia molto basso da un punto di vista intellettuale… da comunicatrice mi dico che è fisiologico.
Ci saranno sempre “livelli bassi”, e saranno sempre questi “livelli bassi” a far rumore.
Sono come i moscerini sul parabrezza. Per quanto lavi il vetro, se fai strada, se ne appiccicheranno sempre di nuovi.
Ma non intaccheranno mai la genuinità del messaggio. Infondo quello si misura ancora in profondità, in qualità, non in numeri e quantità grazie al cielo! Le persone intelligenti infondo non sono estinte.
O almeno io la penso così. Anche se i casi umani comunque fan girare le balle ad un certo punto.
Quindi la domanda di fondo per me rimane sempre “vuoi condividerlo?”: Sì. No. Basta.
Da dove nasca il bisogno, le modalità, l’intelligenza o meno di chi legge/ascolta, infondo a me non interessano poi tanto. La cosa è così, e chi vuol capire capisce, sennò peggio per loro. Per me il senso ultimo della condivisione è solo comunicare qualcosa.
Sarò banale, superficiale…. pazienza. Per me è così adesso, e infondo mi chiedo: ha senso fare qualcosa che sta dietro agli altri o ha più senso fare qualcosa in base a quello che si crede? Quindi, banale o no, d’accordo o no sul “fregarmene” dell’intelligenza di chi mi legge, così la penso. Che poi ad essere onesti, forse c’è sempre quell’ingenuità che là fuori non ci siano solo pecore e capre.

…Insomma, ste etichette non diminuiscono velocemente come pensavo e quindi non escludo altri ragionamenti profondi, purtroppo.
Penso che finirò per portarmi tutto anche a casa e coinvolgere amiche/parenti nell’attaccamento di etichette collettivo (perché 8 etichette per 1600 libretti sono troooppi pensieri profondi anche per me) e chissà che prima delle ferie riesca a finire… incrociamo tutti le dita!

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Un pensiero su “Questione di insetti

  1. CeleTheRef ha detto:

    ma se incrociate tutti le dita, come le attaccate ste etichette?

    ah ah, e grazie per il “tajacane”, non me l’aveva mai detto nessuno ^_^

    Mi piace

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