Contemplazione

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Alla sera cominciano a cantare i grilli. È stranamente rumoroso nonostante  non ci siano più strade principali che passano vicino a casa, ma anche estremamente tranquillo tutto sommato. Si sente appena la statale che va verso Bassano anche se è relativamente vicina e quello che riempie le orecchie sono tanti piccoli suoni che… confesso, starei ad ascoltare imbambolata per un pezzo. Magari appoggiata alla ringhiera rivolta verso il campo vicino o affacciata alla finestra. Sarebbe tutto terribilmente bello se non fosse che ogni tre per due non spunta un corridore o più di un corridore a fare la sua corsa serale, gente in bici, macchine che passano solo per venire a vedere le case nuove in fondo alla via – in particolare è frustrante perché fatta la specie di rotonda di fronte casa si rigirano e si fermano a guardare l’entrata e il giardino di casa mia. Anche se siamo fuori, o sono fuori solo io a leggere, o semplicemente a dar da bere all’ulivo, new entry recentissima.
Insomma, quando sono a casa alla sera ritorno a sentirmi serena tutto sommato.
Non come al mattino, che apro gli occhi e mi domando “ma che diavolo stai facendo della tua vita, stupida? Dove diavolo vuoi andare a finire?”, “Qual è il tuo obiettivo?”.

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Il fatto è che avevo un obiettivo, ma negli ultimi mesi mi sto facendo un sacco di domande. E mi stanno arrivando meno risposte di quelle che pensavo. E peggio… invece di risposte mi vengono tante altre domande.
Per questo, anche, scrivo poco e leggo tanto. Preferisco non darmi modo di esprimere certe cose che mi frullano in testa, forse perché in cuor mio so già le risposte e mi cerco di riempire il tempo forzatamente vuoto con letture rimaste in sospeso, imparando cose nuove, svolgendo un’attività pratica “passiva” in un certo senso.
Mi sembra tutto più facile così. Mi sembra tutto più gestibile.

Una delle amiche che si sposano, la Kikka, mi ha chiesto di essere la sua testimone di nozze.
Confesso, un po’ me l’aspettavo. E un po’ lo temevo.
Nonostante questo sono contenta che per lei io sia una persona così importante. Nonostante tutto.
Proprio perché era lei, in particolare, ho acettato.
Lei che capisce la mia “brutta persona”, e infondo su tante cose la pensa come me.
Lei che tra tutte le “tose” sembra l’unica ad avere ancora senso per me. Diversamente dalle altre che ho come la sensazione che stiano seguendo “uno stile” – non so spiegarlo meglio – che io non riuscirei a seguire.
Siamo tutte un po’ sulle nostre in questo periodo, e io in particolare parlo poco. Ma va bene così. Proprio perché se inizio a parlare poi finisce che sono un fiume in piena e dico quelle cose che non vorrei dire.

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Sto clamorosamente tradendo Facebook con Istagram.
Mi è più facile raccontarmi così, con foto prese dalla mia vita di tutti i giorni.
Non le riguardo praticamente mai. Scatto e basta. Ho paura di vederci più “grigio” di quanto non mi piacerebbe ammettere di avere.

So che è un post un po’ squallido.
La verità è che mi manca scrivere. Mi manca pubblicare i miei pensieri. Ma in questo periodo si vede che va così.
Non sto andando poi così lontano, tutto sommato. Mi limito a pensare “Dai, forza! Avanti, non tergiversare!” o “Porta pazienza, che poi finisce!”. Vedo il tempo passare, le idee accumularsi, le opportunità sfuggirmi tra le dita… e non combino nulla. Ed è frustrante.

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Per lo meno Beltane mi ha dato un po’ di soddisfazione.
Forse qualcosa di buono infondo rimane…

È come dice F.: Devo “rimettermi in sesto” perché ho perso tutta la poca sicurezza che pensavo di aver guadagnato! E devo farlo da me. Trovandomi un nuovo obiettivo, e mettendo da parte per ora quelli che sono in sospeso.
Tante cose mi domando, quando saluto F. e vado a casa ogni volta che ci vediamo. Mi dico che è una brava persona e che vorrei assomigliare di più a lui. Lui non ha problemi con la sua solitudine. Lui è veramente la persona indipendente che volevo diventare, quando mi sono iscritta all’università con tutta l’ambizione che una ragazzina ingenua può avere. E lui ce l’ha fatta.

Non so a che punto della propria storia si perda la propria “ingenuità”… la propria “purezza di spirito”. Ma la si perde però. Si diventa una “brutta persona” alla fine. C’è chi finge di no, chi si rifiuta di perdere quel qualcosa di innocente e pieno di speranze che si ha a vent’anni, e c’è chi semplicemente accetta il fatto che le cose sono così e che se queste sono le “regole” allora è così che si deve “giocare”.
Ma anche per chi si rifiuta o finge alla fine arriva quel momento in cui ti tocca accettare il fatto che sei da solo contro tutti.
A volte, come in questo ultimo periodo, soffro un po’ di nostalgia. Forse perché mi sto rendendo conto che invece di un alleato mi sono trovata qualcuno che deve ancora capire come gestire la “perdita della sua purezza”. Ma passerà… passa sempre.

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Qualche punto fermo per fortuna ce l’ho ancora, anche se non posso coltivarlo come vorrei. E posso tirare un sospiro di sollievo per fortuna quando entro su whattsapp e trovo persone simili a me, che non si nascondono dietro un dito e che infondo so che possono capire meglio di altri le mie parole.

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Sto comunque imparando tanto ultimamente. E mi sto rendendo conto che ho tanto. Sono contenta di aver iniziato il #100happydays. Mi aiuta a ricordarmi di “cercare qualcosa di buono” nelle mie giornate. Non ci riesco sempre… non ci sono sempre degli “Happy days”. Ma comunque mi è utile per ricordarmi di apprezzare quello che ho.
Sto anche imparando un sacco, leggendo.
Sì, sì. Il Kindle è il mio miglior regalo di compleanno a me stessa! 😛
Riempie le mie pause pranzo, silenziose e con vista sul colle, all’ombra e in auto, con l’arietta che entra dai finestrini.
Vedo la gente che passa, camminando, al telefono o chiacchierando, e non mi vede. Tutti presi dalle loro questioni, pieni di fretta… mi godo ancora di più la mia oretta di pace e silenzio. È come se lavorassi due giorni in uno… ma almeno ho una pausa tra una tranche e l’altra.

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Non sto pensando al futuro, né  alle ferie, né a progetti a lungo termine.
Lascio che tutto “venga” da solo. Sono stanca di camminare contro vento. Voglio sedermi solo per un po’. Non voglio cercare niente, né raggiungere niente di troppo lontano. Lascio che arrivi quel che deve arrivare. Faccio quello che mi sento di fare e apprezzo quello che nonostante tutto arriva.
Zen… o forse per niente zen.

Sono solo stanca di cercare di far funzionare le cose. Ce l’abbiamo tutti un limite, giusto.
Ecco… adesso sono io che ho bisogno di tempo per ricaricare le batterie.

 P.S. Ho però il buon intento di sistemare la pagina “Recensioni” del blog. Giusto per darmi un tono, dopo tutto. Vale?

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Un pensiero su “Contemplazione

  1. Flavia ha detto:

    Pensiero personale gettato senza nessuna intenzione di pensare: Mi sto rendendo conto come “alcune di noi” (vedila come quel gruppo che ci accomuna) si stanno un po’ allontanando e ci ritiriamo nei nostri spazi. Personalmente preferisco “venirti a cercare” qui sul blog o su instagram, perché voglio veramente sapere come stai e cosa hai da raccontare, piuttosto che aspettare di avere un segno (che tanto poi non arriva mai), leggere le tue riflessioni mi fanno sentire un po’ più vicina alla Chiara che si apre piuttosto che un: “oggi a lavoro mi sto rompendo le scatole”, che per quanto possa essere piacevole condividere in direttissima, non è mai profondo come leggere le riflessioni di una coetanea e sorella con cui mi piace parlare.

    Buon inizio settimana :*

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