Primaveramente

In questo periodo sono stata risucchiata dai preparativi pre-matrimoniali di non uno ma ben due matrimoni. E relativi addi al nubilato ovviamente. Di cui uno mi sento più “responsabile” in quanto testimone.
Non è l’organizzazione che mi sta facendo uscire di testa, ma le persone. Con tutte le loro stranezze, eccezioni e disponibilità da assecondare. Abbiamo deciso di andare incontro dove possibile a chi aveva problematiche serie perché non volevamo far proprio le despota, ma ora sono arrivata ad un punto in cui ho esaurito la pazienza. Opterei per un regime a tolleranza 0 (“Non discutere, contribuisci, segnati la data e non rompere i coglioni!” insomma) ma non sarebbe giusto neanche così.
Quel che è certo è che il bello deve ancora venire… e già mi preoccupo.
Non dico di odiare i matrimoni, sono una bella celebrazione e un momento di gioia, ma l’organizzazione con gli invitati e tutti gli effetti collaterali mi esauriscono.
Va bene, pensiamo positivo. Voglio prendere le cose con filosofia: è solo per ora, poi passerà con fine aprile, devo solo portar pazienza… poi ci sarà l’altro matrimonio, ma pensiamo ad una cosa alla volta.

Parlando di cose ben diverse, questo week end avevo in programma di fare qualcosa per Oestara (che era lo scorso venerdì) ma arrivata alla sera non sono proprio riuscita a far nulla. Ero stanca, ma più che altro con la testa altrove. Mi mancava la giusta impostazione mentale e non volevo far le cose “giusto per farle” perché piuttosto che fare qualcosa di vuoto preferisco non fare nulla ed infilarmi a letto.
Sabato mattina mi sono svegliata presto e mi sentivo in vena di far qualcosa per Oestara (manco a dirlo sabato ero piena di roba da fare tra spesa, acqua, mestieri, andare in discarica e in posta) e non potendo mi sono lasciata convincere da Amazon a riaprire la mia lista dei desideri. Ne è uscito un ordine libroso in arrivo e un ebook che ho iniziato a leggere veramente solo ieri, A Deed without a Name di Lee Morgan, e che mi sta piacendo e stimolando riflessioni varie ed eventuali.
Non so qual è stato il mix vincente, anche perché il tempo atmosferico era pessimo per tutto il week end, ma mi sento nel pieno dell’atmosfera di Oestara nonostante tutto.
Avrei voglia di farmi passeggiate tra i boschi, immergermi nei profumi della natura che si risveglia, fare giardinaggio, uscire e stare all’aria aperta. Manco a dirlo mi manca il tempo per farlo.
Ho però la speranza che con questo fine settimana le cose cambino, perché mia mamma torna al lavoro la settimana prossima e alcune commissioni “leggere” posso sobbarcarle a lei in modo che al fine settimana riesca a tirare un po’ il fiato (anche perché a chiedere aiuto a mio papà è inutile).

Nei meandri dei miei pensieri mattutini mi sono ritrovata a pensare alla vita pagana “socialmente accettabile”, alla diffusione via internet, alla vita spirituale e a come viverla realmente nel mio quotidiano (non mi convincerete mai dicendo che a vostro avviso le devozioni quotidiane consistono nel ringraziare gli dei per un nuovo giorno o per il giorno appena trascorso alla mattina presto con i minuti contati per andare al lavoro o alla sera dopo 8/9 ore di lavoro e 2 ore in macchina nel traffico per tornare a casa, senza commissioni da fare).
Più che altro ragionavo sullo stato mentale che realisticamente mi piacerebbe avere per vivere appieno lavoro, casa e vita spirituale oltre che ogni altro aspetto della mia vita.
Chiaro, in un mondo ideale tutte queste “sfere” della vita quotidiana sono in equilibrio e ognuna riesce a vivere di vita propria, ma ancora non sono riuscita a raggiungere un simile livello di perfezione.
Mi porto a casa il “peso” dei problemi al lavoro senza rendermene conto, mi distraggo anche al lavoro pensando a cosa devo fare dopo appena esco dall’ufficio e decisamente la stanchezza fisica alla sera (ma più che altro mentale) mi impedisce di dare l’attenzione che vorrei alla mia vita spirituale.
L’altra mattina pensavo che forse la vita è altalenante in queste cose. Ci sono periodi in cui mi sento più “materiale” e momenti in cui mi sento più “spirituale”. Mai le due cose assieme. Anche perché se mi concentro su un aspetto l’altro in genere inizia ad andare male.
Purtroppo è un mio limite.
E ancora non ho figli e non abito da sola completamente, perché grazie al cielo un aiuto dai miei arriva sempre.
Forse io sono sbilanciata da un lato ma tutto sommato non posso non tenere le fila di ciò che faccio nella vita mondata, devo solo trovare il modi di integrare la mia vita spirituale in qualche punto e se ci riuscissi mi sentirei in equilirio.
Quindi pensavo, ma la fantomatica vita witchy di cui tanti si vantano che “costi” ha sulle altre sfere della vita quotidiana? Si è veramente in armonia, in equilibrio, se si è così coinvolti dalla propria fede a discapito di altri aspetti della vita quotidiana?
Non è che pensare continuamente alla propria vita spirituale, trascurando la realtà quotidiana (e non occorre per forza avere un lavoro per avere una realtà quotidiana, lo assicuro), in realtà squilibra le persone?

Forse la verità sta nel trovare il modo di sentirsi e non essere witchy.
E forse il trucco è accettare che non si può sempre essere witchy.
A volte si deve lasciar andare qualcosa per restare con i piedi per terra. E questo non significa trascurare la propria vita spirituale, soprattutto se tutto ciò che si fa viene fatto “in modo puro” (si lo so, torno sempre al solito punto).
Forse un insegnamento che sto apprendendo ultimamente è proprio questo.

Questo non significa che non sia per la condivisione tramite i social network, anzi! È che a volte troppo social network e vita paganella ci portano fuori rotta senza che ce ne accorgiamo, come io sono “tirata” fuori rotta dai pensieri del lavoro o delle cose da fare nelle mie cose.

Una nuova parola chiave quindi per questo 2015, per me. Un nuovo obiettivo. Equilibrio.
Magari non ho celebrato sabba né acceso candele, ma mi sento veramente come se una parte di me si sia risvegliata.

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