“Entra nella mia vita” – Recensione

sanchez

Entra nella mia vita” di Clara Sanchez

Sono numerose le recensioni su questo libro, in rete. A me è stato regalato per il mio compleanno da un’amica che ne era rimasta molto colpita e mi aveva regalato il libro perché lo leggessi anche io.

Ed in effetti il libro mi ha molto colpito.

Il bello della storia non sta tanto nella trama in sé, per questo facendo spoiler forse in realtà non rovino il libro a nessuno.
La storia parla di una figlia rubata in culla e data in adozione clandestinamente ad un’altra famiglia mentre alla famiglia naturale viene detto che la bimba era nata morta e che proseguono nella loro vita credendo di aver perso una figlia appena nata.
La madre però non è convinta che la figlia sia nata morta, ha dentro di sé la certezza di averla vista e sentita e di sapere che è viva da qualche parte e decide quindi di cercarla. Di cercare la verità.

Proprio questa madre, Betty, così forte e determinata mi è rimasta nel cuore. Ed è secondo me quel qualcosa che rende questa storia bella, che le permette di toccare il cuore dei lettori (almeno il mio) e mi ha fatto veramente amare questo libro.

Sono io che probabilmente sono sensibile a tematiche legate a storie come queste, piccole e grandi tragedie che trasformano le persone, che le consumano, pur mantenendone però intatta l’indole tenace e combattiva. Amo personaggi come Betty, anche se spesso non hanno destini felici.

Questa storia comunque non parla solo di una tragedia. Ci sono pagine e pagine che trasudano tristezza, di Betty che si trova sola contro tutti, che probabilmente si sarà potuta credere pazza per continuare a credere quello in cui credeva, ma che continuava ad andare avanti. Ma ci sono anche pagine e pagine narrate da Veronica, la sorella minore nata successivamente, che raccoglie il testimone di sua madre quando lei non riesce più a farlo e si impegna a rivendicare la verità che sua madre ha sempre ricercato e continua a cercare la sorella, senza fermarsi di fronte a nulla. Né di fronte all’abbattimento di suo padre, né di fronte allo scetticismo dell’amica di famiglia Ana, né difronte allo psichiatra che ha avuto in cura la madre dopo l’accaduto, che la spronava a non cadere a sua volta all’interno del “bozzolo di dolore” dentro il quale si era rinchiusa Betty per non accettare il trauma della perdita.
Veronica non ascolta nessuno e decide di seguire le tracce seguite a sua volta da sua madre, perché vuole conoscere la verità, vuole sapere se sua madre nella sua vita ha sempre sofferto per qualcosa mai avvenuto o se era stata l’unica ad aver sempre ricercato una verità. Si trova così invischiata in una rete di bugie, segreti, verità taciute, sentimenti celati e paure.

Pur avendo 17 anni, Veronica è una ragazza che la vita ha reso donna. Forte e intraprendente come la madre che si rifiuta di farsi fermare dalla paura. Con occhi innocenti e con pura forza d’animo, ed un profondo amore per la madre, combatte in silenzio diventando molto diversa dalle sue coetanee, solitaria e schiva, con la determinata volontà di scoprire la verità e facendo di questa ricerca la missione della sua vita. È proprio lei che racconta fin da piccola la sofferenza ed il dolore vissuto dalla madre, con occhi di bambina estranea ai segreti dei grandi ma che capisce chiaramente che nell’animo di sua madre alberga qualcosa di terribile. Lo percepisce dai piccoli gesti, nell’eccessiva apprensività della madre, nella mania di controllo sui figli, nella severità con il quale viene rimproverata dalla madre e nel terrore nel quale cade quando il suo fratellino si smarrisce. Veronica vede il dolore della madre che invade la vita della sua famiglia fin dall’infanzia e che la porta a scoprire la foto ben nascosta di una bambina, Laura, e a far crescere la curiosità.

Passo dopo passo la storia si porta sempre più vicina a Laura. Lei è cresciuta con la madre, Greta, e la nonna, Lilì, proprietarie di un negozio di alta pelletteria e abbigliamento in centro a Madrid. Man mano che prosegue con la narrazione si impara a conoscere meglio Laura e la sua situazione. A prima vista non si direbbe nulla di ché. Si direbbe essere una ragazza normale con una famiglia normale (sebbene non vi sia una figura paterna). Più ci si addentra nella storia, invece, più ci si rende conto che la vita di Laura ha qualcosa di strano, e lo si capisce un pochino di più ogni volta che si va in profondità nelle vite di queste tre donne. Circondata da due personalità forti, Lilì autoritaria e capo famiglia che incute rispetto e timore in Laura e Greta spirito libero e dedito solo a soddisfare i propri desideri, Laura cresce con un’indole remissiva e sottomessa. Più si prosegue con la storia più si comprende come questa ragazza sia sotto scacco psicologico nei confronti delle due donne, abituata a diffidare degli estranei e ad essere molto riservata. Costretta a rinunciare ai suoi sogni e ai suoi desideri per il bene della sua famiglia, per cui sente un forte obbligo morale, accetta la prospettiva di rilevare l’attività di famiglia, smettendo di domandarsi ciò che vuole e giustificando il suo comportamento con il bene e l’affetto sincero che comunque nutre per la madre e soprattutto per la nonna Lilì. Sarà l’arrivo di Veronica nella sua vita a risvegliare in lei la consapevolezza sempre più grande che qualcosa nella sua vita non vada come dovrebbe.

La storia e la sua conclusione, in effetti, sembrano scontate. Non c’è un vero momento che possa essere definito “colpo di scena”. Molti da un libro del genere si aspetterebbero questo, un elemento scoperto all’improvviso che rimane nascosto fino all’ultimo e che, una volta scoperto, mette tutti i pezzi al loro posto. Ma non succederebbe mai così nella realtà. Il bello di questa storia è proprio questa lentezza. Il suo lento e sofferto progredire. C’è un sottofondo di impazienza, che alberga nel cuore del lettore, di scoprire come tutto questo è avvenuto. Ed è proprio questa lentezza, carica di aspettativa, rabbia, sofferenza, desiderio di rivalsa, paura che trascina il lettore pagina dopo pagina.

Molti che non si spingono oltre questa lentezza trovano questo libro noioso. Il bello di questo libro è proprio la lentezza. Come questa lentezza enfatizza la vera bellezza del libro, come trasmette qualcosa che non può essere trasmesso a parole. Dialoghi scarsi e grandi descrizioni dei momenti della vita delle protagoniste. Non si tratta di un giallo, la storia la si capisce subito. E anche le trame e le relazioni tra i personaggi sono piuttosto ovvie, come del resto devono essere per essere verosimili. È ovvio che Laura, sebbene infine scopra chi è in realtà e da dove viene, non si senta veramente legata a quella realtà né partecipe. È una reazione molto umana. E non potrebbe verosimilmente essere diversa.
Il bello di questa storia, dal mio punto di vista, è anche il come evolvono i personaggi, come cambiano in virtù di ciò che vivono e scoprono, come l’istinto silenzioso alberghi dentro di loro facendogli sapere cose che consciamente non sanno. Come il pensiero “di testa” sia surclassato dal pensiero “di pancia”. E come dietro a tutto il dolore e la sofferenza, l’autrice volesse raccontare la forza di vivere. Perché nonostante tutto chiudendo il libro sono stata pervasa dalla forza di vivere che mi hanno trasmesso personaggi come Betty, Veronica, Laura, e anche “La Vampira”, un personaggio secondario, e Marìa, l’investigatrice al quale a suo tempo si era rivolta Betty e al quale torna poi a rivolgersi Veronica.

In conclusione questo libro mi è piaciuto per le emozioni silenziose che è riuscito a trasmettermi.
Sullo sfondo di un fenomeno, i rapimenti in culla e il mercato nero delle adozioni, che purtroppo è reale. Non solo in Spagna, dove è ambientata la storia.
Fa riflettere anche su altre storie, leggere una storia come questa. E appena ci si informa un po’ si scopre che è impressionante il numero di vite spezzate che ci sono, inconsapevolmente.
Forse alcune cose potevano essere sviluppate meglio dall’autrice, ma in generale questo libro è un libro che merita di essere letto.

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