Pesci e Tordi

Il momento in cui mi prendono i pensieri profondi è la mattina.
La maggior parte delle volte almeno.
Di solito trovo sempre difficile passare dal mondo dei sogni al mondo di veglia e a svegliarmi già pronta ad affrontare quello che dovrò svolgere durante il giorno. Eppure amo quei momenti, quando nella luce tenue dell’alba salgo in macchina e tenendo la radio spenta mi perdo nei pensieri che vanno per la loro strada, autonomamente.

Stamattina pensavo ad un mio sogno a dire la verità. Ho sognato che stavo andando a Carrè da mia nonna e nel campo accanto alla strada affianco alla mia si è generato un vortice grigio e scuro. Un mini tornado. Arrivando, vedevo il cono grigio scendere verso il suolo. Sembrava lento ma più vi avvicinavo più mi rendevo conto che era veloce.

Realisticamente penserei “Vado dall’altra parte, scappo”. Invece nel mio sogno ho pensato “Se accelero lo supero. Ce la faccio!” e ho iniziato a correre. Ma il vortice ha toccato il suolo proprio accanto a me. Ero lì. Era un’emozione fortissima. E ho premuto sull’acceleratore per correre via. Sono arrivata da mia nonna e c’erano mia mamma, mia zia, le mie cugine. Tutte in cucina, agitate. Io guardavo fuori dalla finestra il vortice avvicinarsi. Sempre più grigio, così lento a guardarlo. Stava attraversando il paese e chissà per quale motivo è passato in strada, come un’automobile, sulla corsia di destra. Un tragitto perfettamente logico.
Ha sfiorato casa nostra senza nemmeno scalfirla, e – dopo che sono corsa all’altra finestra – si è abbattuta sul giardino e sulla casa di Angelo Lissa. Una famiglia molto legata alla nostra. Vedevo il vuoto lasciato dalla casa che non c’era più, e le macerie bianche come di gesso e cemento e il cielo grigio a tratti nero sullo sfondo.

Non so come ho collegato concettualmente le due cose nel sonno del mattino, ma ho pensato che a volte per quanto abbiamo da dare, senza l’ambiente giusto attorno non serve a nulla.

Ho ripensato perciò alla citazione che ho visto su FB qualche tempo fa. Non la ricordo bene ma il senso era che nel contesto sbagliato anche un genio risulterà mediocre. Ricordo l’immagine del pesce sull’albero. Un pesce fuor d’acqua, decisamente.

A volte mi sento così. E più vado al corso più lo penso.

Torno rigenerata da questi incontri, ma puntualmente l’entusiasmo mi muore appena entro nel magico mio mondo nella Gabbia. Eppure ho bisogno di quell’entusiasmo.

Ieri mi sono anche azzardata a riprender Topolo per un testo che lui aveva preso da me e riscritto. Ma non cambiando i concetti – in quel caso dici “beh, voleva cambiare il messaggio” – ma riscrivendo gli stessi paragrafi con parole diverse. PERCHE??
Poi comunque ho riletto la mia versione e potevo metterci dell’altro. Quindi ho riscritto di nuovo la lettera.
Ho colto la palla al balzo per togliere frasi come “Un riconoscimento alla qualità e all’efficacia dei nostri dispositivi che ci inorgoglisce”. Mi è salita l’antipatia solo a leggere la parola finale della frase, INORGOGLISCE. Tra l’altro in una lettera per un sondaggio… ma chi sei?! Che gliene frega agli altri che tu ti senti il migliore?! Pomposo e arrogante. Un termine sbagliatissimo da usare, ma anche un messaggio pessimo da dare.
Non mi sono sentita di star zitta questa volta.
Prima di dirlo al signor Professional, che ha sempre l’ultima parola ultimamente, gliel’ho voluto spiegare a voce. Lui ha risposto che va bene ma “Che mandi entrambi i testi a Professional!” poi deciderà lui.
Ovviamente poi (notizia di 3 secondi fa) se l’è legata al dito e ha contro ribattuto segnando in giallo le parole che vanno pesantemente riviste come “esperienza PERSONALE”, “ALLA PORTATA DEI SUOI CLIENTI”, “PREVARICARE la conoscenza”, “TUTTAVIA”, “POTENZIALE DEI NOSTRI prodotti”… c’è chi veramente non ti lascerà mai libera di essere un pesce anche se in cima all’albero.
Mi rendo conto che forse io non ci sto mettendo impegno a fare, che so… il tordo (visto che a posteriori ho scoperto che è anche un pesce, sia chiaro che intendevo il Turdus philomelos e non il Labrus merula… anche se trovo ironico il fatto che mi sia balzato in mente un esempio del genere, col senno di poi) invece del pesce in cima a quell’albero, ma del resto nessuno degli altri tordi realizza che magari un pesce su un albero può portare stimoli che altri uccelli non possono portare.

Il punto è che non ti vogliono pesce, ti vogliono tordo.
Non ti vogliono professionale, ti vogliono passiva.
E io non ce la faccio più a fare il tordo passivo.
Cioè, ce la faccio. Basta fregarsene.
Ma ho 28 anni. Non posso fregarmene per sempre.

Ne palavamo assieme anche io e la mia sposina Brut.
Anche lei si trova in una situazione del genere.
“Sminuiscono te come persona e come professionista”. Eppure ci vogliono professioniste, ma non troppo fastidiose… è un processo di decostruzione personale invece di crescita.

Tra l’altro la mia sposina Brut mi ha raccontato degli aneddoti post-matrimonio.
Ha litigato con le tre “Fighe di legno” come le chiamava la Fra.
Le Miss “io do 5 euro e non voglio fare nulla, ma dimmelo eh cosa fate che voglio essere aggiornata in modo da dirvi di arrangiarvi”.
Pare che dopo altri vari matrimoni, viaggio di nozze e rientro al lavoro, lei non abbia avuto modo di sentirle da fine aprile e abbia scritto nel loro gruppo dopo tanto tempo con un messaggio di “scuse” per via che non si sono più sentite ma che in realtà voleva dire “ciao, non mi sono dimenticata di voi”. E queste si sono inveite perché è vero che non si è più fatta sentire, e che è cambiata e che non riescono più a sopportarla, che al matrimonio non le ha cagate, che al matrimonio le han messe nel tavolo isolate, che noi testimoni non le abbiamo coinvolte affatto, che nel video non c’erano foto loro (che non è vero) che lei si arrabbia sempre e loro non vogliono più sopportare in silenzio (e parlano di cose successe 10 anni fa!!!! Ai tempi della scuola!!) e che non le ha avvisate che al matrimonio c’era anche un’altra ragazza con cui loro hanno troncato i rapporti anni fa e che non volevano vedere…
Insomma hanno criticato il giorno più importante delle sua vita e tutto quello che gli ha ruotato attorno.

Dal canto mio non penso che queste siano critiche costruttive e quindi sono inutili e dette giusto per litigare.

Riguardo al fatto che abbiano criticato me, non importa.
Non fa nulla. Non mi interessa, come non mi è mai interessato venir accettata o ben giudicata da loro.
Sono quattro oche che non hanno nient’altro da fare.
Ma quello che mi fa uscire di testa è che abbiano criticato così pesantemente la mia cara sposa Brut, che tanti pensieri aveva in quel periodo e non stava certo dietro al desiderio di protagonismo di queste che volevano stare nel tavolo centrale e dimostrare a noi testimoni che loro sono le vere amiche della sposa mentre noi siamo due sceme.
E la giornata è stata bellissima, faticosa ma bellissima, per quanto loro la possano criticare. Ci abbiamo messo l’anima per farla riuscire bene.
Perché devi criticarla? Non hai alzato un dito, non hai messo un soldo.
Cosa diavolo hai da lamentarti adesso? Perché sono passati tre mesi e TU non hai mai sentito la sposa anche perché tu non ti sei fatta sentire? E dal momento che si è fatta sentire la attacchi così?

Ma vaaa, cammina! Che di cretini è pieno il mondo, senza avere intorno anche te.

La mia amica, tanto animosa e carica un tempo, è diventata molto riflessiva adesso e si è salutata in buoni rapporti con loro. Ma ha detto che non sa se vuole rivederle. Si è sentita punta dalla cattiveria per qualcosa che per lei è stato prezioso. E lo ha realizzato solo poi.

La capisco. Anche io spesso sono così. Rielaboro poi.
Non le ho consigliato di non vederle più, ho solo detto che lei è molto diversa da loro e che mi domandavo cosa centrasse lei con queste tre piene di sé. E che non è vero che è negativo il fatto che sia cambiata.
E’ cresciuta, mentre loro no. Loro sono ancora ferme alla scuola con la testa, e pensano ancora che lei sia la stessa di 10 anni fa.

Mi spiace per lei, so che gli scontri non sono mai piacevoli. Per quanto ti senti forte delle tue ragioni, il conflitto laddove prima c’era stima o affetto lascia sempre un po’ di tristezza.
Ma sto imparando che a volte è più utile per le persone litigare e dividere le loro strade rispetto a continuare a sentirsi in competizione o non comprese.
La chiave sta sempre lì: il capirsi.
E a volte anche se ci si prova non ci si riesce proprio.

Ci sono tempi e modi per molte cose. Forse devo imparare anche io che le separazioni sono positive. E che a prescindere dall’epilogo è importante ricordare il bello che ci stava.

La mia amica stessa ha detto “Ho tanti bei ricordi con loro, perché bisogna per forza rovinare tutto?”.
Io le ho risposto che i ricordi non cambieranno, che non li deve cancellare. Deve solo capire che sono ricordi, e che purtroppo data l’evoluzione della situazione non ne avranno altri di nuovi, ma quelli che le restano sono importanti perché in quel momento della sua vita lo erano. E le hanno permesso di essere la persona che è ora.

Quindi stamattina, mentre tutto questo mi vorticava in testa, mi sono detta che una lezione che mi porto a casa è che il passato è fermo, statico, e non dovremmo intaccarlo con il presente anche se getta una luce triste su di esso. Il futuro è tutto da costruire ed è in base a questo che dovremmo orientare il nostro presente ed accettare il passato per quello che è: passato.
E se il futuro ci fa paura, dobbiamo solo cercare di concentrarci sulle cose a breve termine, senza pensare al piano generale, ma al piano del momento. Come il mio vecchio omino del linoleum.

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