Questione di scelte

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Mi piace, in questo periodo, la pioggia, la penombra, il cielo nuvoloso e l’aria umida.
Mi piace Marzo.
Mi da un senso di torpore che si sposa perfettamente con il mio umore in questi giorni. Non che sia tetra o triste, sono solo pensierosa.
Sto cercando di decidere un paio di cose importanti e vorrei capire cosa è più giusto fare.

Sono giorni in cui sto volentieri in silenzio. Se ne avessi la possibilità penso che potrei stare in silenzio tutto il giorno, nonostante il fatto che con la giusta compagnia potrei godermi lo stesso una bella chiacchierata ed allora avrei il problema opposto.
La verità è che dico così spesso cose “idiote” o di cortesia che mi suonano false o poco credibili  che mi sembra di non dire niente per davvero ed è un pezzo che non faccio una vera chiacchierata con qualcuno. Di quelle chiacchierate che mi facevo con (appunto) “Il Chiacchiera” come l’ho soprannominano – non solo io – che è decisamente meglio degli appellativi che la sua ex gli appioppa. Mi mettevano in crisi cosmica le chiacchierate con lui, riuscivamo a parlare VERAMENTE tutta la sera. Beh, LUI parlava ed io ascoltavo, pensavo e riflettevo per giorni su ciò che ci dicevamo. Da un certo punto di vista mi rendevo conto che volontariamente o no faceva il lavaggio del cervello, come venditore sarebbe stato forte, ma sotto altri aspetti era un balsamo sentire qualcuno che per una volta ti racconta le cose senza filtri, un po’ come quel personaggio di Revolutionary Road, il figlio della signora che aveva venduto la casa a Leonardo Oscar2016 Di Caprio e Kate Winslet che era stato ricoverato in psichiatria per qualche suo disturbo, che parlava fuori dagli schemi e considerava la coppia Kate/Leo gli unici che fossero veramente sani di mente in mezzo a quella gente inquadrata, monotona, abitudinaria perché volevano mollare tutto ed andare a Parigi.
Quel tipo di chiacchiere.
Chiacchiere pulite da tutti gli schemi sociali e anche un po’ dal tatto che normalmente mettiamo nel dire le cose per evitare di ferire l’interlocutore. Che magari ci fa male sentire perché toglie il velo che mettiamo per nasconderci le nostre verità, ma che abbiamo bisogno di togliere ed è più d’impatto se a farlo è qualcun altro. Chiacchiere grezze come una foto prima di essere sviluppata.

Saranno le AdM, o sarà che la Sob mi ha convinta a leggere “Io prima di te” facendomi fare le 2 stanotte. Stamattina mi sono svegliata convinta che avrei potuto stare a letto tutto il giorno se avessi potuto e avessi avuto modo di farlo (in silenzio). Non me ne sarebbe fregato nulla. Non mi sarei fatta venire nessun rimorso morale se non avessi fatto la lavatrice, passato per terra o fatto pulizie visto che ero a casa, o sistemato il caos sparso in giro. Sarei stata semplicemente a letto con il libro. E lo avrei finito verso metà pomeriggio, quando avrei iniziato ad avere fame, ma la pigrizia mi avrebbe comunque trattenuto a letto. A volte mi dico che potrei anche farlo, tanto chi si accorgerebbe se facessi veramente così? Se prendessi un giorno di ferie e stessi a casa a non fare nulla? In realtà non vedo nessuno “di qui” durante il giorno. Sento i miei alla sera a meno che non passi direttamente, c’è Daniele che passa giù qualche giorno qui il week end, chatto con un po’ di gente quando finalmente mi siedo sul divano… basta.

Passo la maggior parte della mia giornata con le persone con cui lavoro, ed a pensarci bene sono le uniche persone che non possiamo “scegliere”. Ci sposiamo, andiamo ad abitare assieme, conosciamo gente nuova, “scegliamo” le persone con cui condividere la nostra vita… ma la realtà è che la nostra vita non la passiamo veramente con le persone che scegliamo, non è vero?
Passiamo la nostra vita con persone che se siamo fortunati non sono antipatiche e con cui ci troviamo ad andare d’accordo in un modo o nell’altro, mentre ritagliamo a malapena lo spazio nei nostri giorni pieni per le persone che amiamo e con cui vorremmo vivere realmente.

Questa verità mi è balenata in testa una mattina andando al lavoro, mentre pensavo alla chiacchierata con la Kikka; lei si lamentava del fatto che col lavoro di lei ed il lavoro di lui ora che abitano assieme e sono sposati si vedono meno di prima. Anche Fashion mi ha raccontato la stessa cosa. E la maggior parte delle volte si è veramente così stanchi e pieni di altre cose da fare che non ci si gode veramente il tempo insieme. Ed io sono fortunata. Perché non lavoro il week end. E chi lavora il week end? Per forza che poi, a sessant’anni o settant’anni quando si ha la fortuna di andare in pensione o quando i figli se ne vanno di casa, i coniugi restano spiazzati e devono imparare di nuovo a conoscersi, con la paura magari di non sopportarsi più perché gli anni li hanno cambiati e li hanno fatti diventare persone diverse.

Che vita…

Sa fare così schifo a volte. Eppure è così tremendamente bella.

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