Di primavera e pensieri positivi

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© 2016 NikeBrianna

Ho perso il conto di quante volte lo scorso week end (lungo?) io abbia risposto a domande idiote o abbia raccontato il mio attuale “stato”. “Sì, è lo stesso di Natale zia/nonna/tizia. Abito ancora da sola. Sì, abito da sola anche se ho un ragazzo. Sì, lui a volte sta giù da me e a volte ritorna a casa sua – dei suoi genitori – e chiaramente mi piacerebbe che abitasse con me ma al momento non è possibile per una serie di motivi che non ho proprio voglia di star qui a spiegarti, ma comunque mi va bene lo stesso”.
Sono arrivata a domenica sera che avevo la testa che mi fumava e le orecchie che imploravano silenzio. Non è stato il pranzo dai miei – taaanta carne ai ferri – ma il dopo pranzo, quando ho lasciato Daniele in appartamento e sono andata con mia mamma dai parenti. Ci sono rimasta solo 2-3 ore ma ho fatto il pieno di stupidaggini per tutta la settimana. Da mio zio che blaterava sul fatto che “invece di dar soldi ai borsisti all’università dovrebbero usarli per mandare in pensione dignitosamente chi ha lavorato una vita” (N.B. mia cugina – figlia della sorella di mio zio – è una borsista. E sorvoliamo sull’ignoranza che ha dimostrato lui facendo un’affermazione del genere), a mia nonna che si metteva a sputare acidità su mio zio di Modena che povero, dopo che ha perso sua mamma – sorella di mia nonna – a maggio scorso, si sentiva solo lontano da noi e avrebbe voluto esserci anche lui attorno al tavolo a star in compagnia tanto da ingropparsi e mia nonna invece ad accusarlo che non è vero che si era messo a piangere perché in realtà voleva solo “scroccare alloggio” per quest’estate e per finire con tutti i miei parenti che a turno mi domandano “Ma Chiara quindi ora tu stai proprio proprio per conto tuo? E Daniele?”. E ri-rispiega. “E perché non viene a stare da te?”. E porta pazienza, prendi un respiro e dì quello che ripeti sempre (la “versione ufficiale” almeno, perché i veri motivi non sono affari loro).
Baaaastaaaa!
Normalmente i pranzi coi parenti non sono male, presi a PICCOLE DOSI, ma quest’anno mi hanno sfinito a livello nervoso.

Questa anche se era una settimana corta mi è sembrata durare esattamente come tutte le altre… che risucchiano tutta la mia vita.
In compenso però martedì il tempo era così bello che in pausa pranzo, doppata di antistaminici, mi sono anche messa fuori a godermi il sole caldo ed il cielo terso.
Mi è sembrato di risvegliarmi da un sogno; ho provato la stessa sensazione che si prova quando ci si stiracchia, tendendo al massimo ogni muscolo indolenzito, inarcando la schiena, schiacciando gli occhi, alzando le braccia al cielo, salendo in punta di piedi e buttando indietro la testa nella luce accecante del mattino.
Alla sera tornata a casa ho spalancato tutte le finestre facendo entrare più luce e più aria possibile. Volevo far entrare la luce. Sì… anche i pollini… infatti nei giorni successivi ne ho ampiamente pagato le conseguenze.

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© 2016 NikeBrianna

Nonostante questo comunque non mi sono pentita. Mi sono gustata la serata luminosa ed il mangiare con il chiaro, proprio come d’estate, dopodiché mi sono iniziata a fare un giretto su Amazon. Mi capita ogni tanto di gironzolare, così. Normalmente non trovo nulla di veramente interessante, o trovo qualche cosa (libri per lo più) che finisce nella wishlist in attesa di trovare qualcosa di veramente interessante da ordinare al quale attaccarla. Cosa che è avvenuta, dopo un po’ di chiacchiere Brut, mercoledì sera. Ho indugiato fino al mattino per poi dirmi “Massì, mi posso anche permettere un acquisto su Amazon”. Un piccolo pensiero felice, che unisce l’utile al dilettevole.

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© 2016 NikeBrianna

Neanche 24 ore e il pensiero era già finito.
Amazon Prime è sorprendente!
Confesso che un po’ ci sono rimasta male. Il bello del pensiero felice è proprio l’attesa, come i bimbi con il Natale o le settimane che precedono le ferie. Poi quando te le godi sì, bello, ma l’attesa dona a ciò che aspetti qualcosa di… di più.
Ma sono comunque contenta di Amazon Prime! Ammettiamolo, ci sono cose che ti servono subito. Questione di giorni, ore. Anche se è comunque strabiliante che un pacco parta da Belfast, ad esempio, il martedì pomeriggio e sia nelle tue mani mercoledì a mezzogiorno.

È un periodo che continuo a fare sogni bizzarri. Caotici. Di “missioni” e “corse” che fallisco, che non concludo, dove finisco per perdermi come quando sei in una quest e ti perdi ad esplorare la mappa invece di trovare quel tal tesoro o andare a sconfiggere quel tale boss.
Mi sono detta che dovrei riprendere le fila della mia “pagan life”, che in questi mesi ho un po’ abbandonato.
Sono cose che succedono. Nella vita ci sono fasi, come capitoli, che ti trovi a vivere come dei fiumi in piena e al quale dedichi una maggiore percentuale della tua attenzione “a momenti”. Questo non toglie importanza al resto ma ho imparato ad accettare e “a seguire il flusso”. E mi va bene così. Chi mi conosce sa che sono fatta così.
Certo, a volte esagero un po’ e tendo a squilibrarmi un po’. Forse per questo la pietra di luna della scorsa settimana, che mi si è appiccicata ostinatamente alle dita al Viridea, ha voluto venire a casa con me e starmi addosso per tutta la settimana. Che ve lo spiego a fare? Voi sapete che certe cose non sono razionali, accadono perché… devono accadere. E alcune cose vengono a noi per una ragione. Non so dire se tutte… ma alcune di sicuro.
Fatto sta che mi sembra di padroneggiare i miei eccessi da qualche giorno a questa parte.
Mi godo le mie soddisfazioni, sospiro e porto pazienza quando devo e fulmino deliberatamente chi mi fa partire l’embolo.

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© 2016 NikeBrianna

Tipo Topolo, che con il file in allegato alla mail (PowerPoint) mi gira la lista delle modifiche da fare…. Ma fartele? O si avvicina alla mia scrivania e mi chiede “Chiara mi scansioni urgentemente questo articolo?”. Vorrei specificare che la fotocopiatrice/scanner/fax sta a 2 metri dalla mia postazione.
In silenzio guardo la stampante, guardo l’articolo e poi guardo lui. Lui mi chiede per favore. Io stavo anche per dire di sì per levarmelo di torno, poi però mi sono detta “un bottone se lo può premere anche da solo”. Ho guardato di nuovo la fotocopiatrice, l’articolo, lui e ho alzato il sopracciglio domandandomi se fosse ritardato o fossi io ad essere troppo “criptica”. “Se ci tieni tanto mettilo lì sopra alla pila delle altre cose che mi hai chiesto di scansionare” ho detto “finito qui lo faccio”. “Sarebbe urgente” insiste. “Sì, ma ora sto facendo sto lavoro qua Marco quindi o te lo faccio dopo o te lo fai tu. La fotocopiatrice è lì”. E a quel punto non ha più potuto far finta di nulla. Ha appoggiato l’articolo sulla pila di articoli e ha detto “Ok” andando su.
Gliel’ho scansionato prima di andare a casa circa 4 ore dopo solo per fargli dispetto.
Mi ero anche innervosita, ma poi mi sono ricordata che ho sopportato ben di peggio di un pirla che vuole imporre la sua autorità facendo fare a te le fotocopie. E che se per sentirsi importante ha bisogno di fare così è solo un poveraccio.

Ora ho di nuovo davanti il week end, sempre fitto di cose da fare, e posso ritornare ad essere “l’altra me”. Quella di casa.

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