Ansia: trucchi e segreti su come ho imparato a gestirla… O quasi

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2016 © NikeBrianna

Lo confesso. Ho un brutto carattere. Sono seria.
Se conoscessi qualcuno come me probabilmente mi starebbe sulle scatole.
Tendo ad essere sempre sulle mie, o parlo troppo o non parlo per niente.
Sono ansiosa – condizione mentale che negli anni si è solo aggravata – e quando sono troppo ansiosa e stressata divento pure isterica.
Sono distratta. Magari non a livelli da Sindrome da deficit dell’attenzione, ma comunque da qualche parte mi perdo sempre qualcosa. Perché nella mia testa si affollano così tanti pensieri. Soprattutto ultimamente.
Idee di lavoro che si intrecciano con le idee da vita creativa e progetti che mi balenano in testa (molti riguardano questo blog) e pianificazioni che normalmente rimangono solo schemi su un pezzo di carta. E la cosa diventa frustrante. E non va bene.
Quando sono così, nonostante il mio atteggiamente punti sempre ad essere positivo e a ricordarmi che devo mettere le cose nella giusta prospettiva, sono impossibile.
Davvero. Diventa impossibile starmi attorno.
Finisco con il prendermela sempre con la persona sbagliata – normalmente le persone che mi stanno attorno e che non centrano niente, a farmi prendere dal panico, dalla tristezza e dall’autocommiserazione. Divento una persona che non vorrei essere quando sono in panico e non riesco ad avere il controllo della situazione o trovare una soluzione nel giro di poco. Non va bene.
Lo so che non va bene. Nei momenti di lucidità riesco a realizzare che sto esagerando, che vedo tutto negativo perché IO voglio vedere tutto così, più grande di me.
E tengo quindi a freno la lingua, e le mani a volte. Mi isolo, nel vero senso della parola. Mi allontano fisicamente da tutti e sto zitta, e nell’intimità della mia solitudine mi impongo di farla passare.
Per non prendermela con le persone sbagliate.

Come mercoledì sera.
Questo corso dei Messicani per me valeva oro.
L’ho pianificato tutto da sola praticamente e volevo che tutto fosse perfetto.
Ma ho imparato da tempo che la perfezione non esiste.
Sì, ci sono stati dei problemi e ho capito che in futuro in casi come questi io ho bisogno di essere sul posto e non distante 800 km, impotente. No, non sono stati problemi gravi GRAZIE AL CIELO! Ma proprio perchè per me questo corso valeva oro ci sono rimasta molto più male di quanto normalmente ci sarei stata.
La verità è che forse ieri sera dopo l’ennesima cosa che non andava e che dovevo risolvere a distanza mi è scesa tutta la tensione e tutta la frustrazione repressa che mi portavo dentro. E l’ho sfogata essendo a casa invece che a lavoro.
Daniele, molto saggiamente, non mi ha chiesto nulla. Non ha cercato di aiutarmi, che tanto non poteva fare nulla. Non mi ha provato a consolare che tanto sa che mi sarei ingiustamente sfogata con lui. Mi ha lasciata sfogarmi in silenzio e star da sola. E sì, ho dormito male, con l’ansia delle 8 e di non svegliarmi in tempo per fare la chiamata che dovevo fare appena apriva l’ufficio del fornitore. Ansia insensata, ovviamente. Ma ho dormito, e profondamente.
Tutto poi si è risolto per il meglio, ho sfogato (giustamente) sul fornitore la frustrazione che avevo perchè avevano sbagliato LORO! E messo giù il telefono mi sentivo di aver distribuito correttamente la “merda” da dare alle persone. Anche a me stessa.
Non so se capita anche ad altre persone, ma questo aspetto della mia personalità è sempre stato qualcosa che controllo difficilmente.
Finisco con il sentire un tale carico di “cose brutte verso me stessa” che sento di dover buttare fuori in qualche modo. E o mi sfogo con chi mi sta intorno (diventando veramente stronza, e chi mi conosce veramente sa che non ho misure o sono troppo buona o sono troppo cattiva purtroppo) o non volendo essere cattiva finisco con il farmi prendere dal mal di stomaco, dalla gastrite e dal pianto… anzi no, non è che piango. Frigno. E io detesto le persone che frignano per niente.

Da un po’ di tempo a questa parte ho riconosciuto che questo mio atteggiamento parte in semi-automatico e assieme ad altri atteggiamenti che ho che non mi piacciono ho deciso di fare qualcosa per limitarli.
Ecco come.

Qualche tempo fa avevo fatto un sacchettino dedicato, con anche dei cristalli dedicati solo ed unicamente a quello scopo.
In parte sta facendo il suo lavoro, ma un’altra parte del lavoro lo devo fare con la testa.

Da un po’ la meditazione mi aiuta in questo. Non che faccia qualcosa di particolare; mi limito a spegnere il chiacchiericcio che ho in testa, di pensieri ed idee, cose da fare, fatti e opinioni. Non sembra ma è complesso non ritrovarsi all’improvviso a fare un pensiero quando pensavi di aver placato la mente. Per ora mi limito a fare solo questo. Niente visualizzazioni. Niente messaggi. Niente segni o simboli. Solo ricerca di calma mentale e silenzio. Non mi ci dedico neanche tanto. Normalmente una volta a settimana e per una mezz’oretta circa.

Nonostante il lavoro sia “calmare la mente”, mi aiuta invece sgranare un rosario. Un mala nella fattispecie. Ho scoperto che questo strumento nella sua semplicità è incredibilmente utile per meditare. Sebbene sia un’azione fisica, il fatto che sia ripetitiva mi aiuta a rimanere concentrata ed al tempo stesso rilassata. Gli faccio fare più di un giro di solito – normalmente 4, due andata e due ritorno – e continuo fino a quando mi dico che riesco a padroneggiare abbastanza bene la mia mente. La sensazione quando riapro gli occhi è di “estraniazione”, nel senso che riapro gli occhi e mi sembra di essere in un posto nuovo, dove devo riabituarmi a stare. Non vedo immediatamente i benefici ma me ne rendo conto nei giorni seguenti. Mi arrabbio meno, porto pazienza più facilmente, mi aiuta a prendere le cose che non vanno con più filosofia e anche se lì per lì ci sto male passato il momento non mi sento addosso il “peso” di ciò che è stato e riesco a dirmi che ho fatto tutto al 100%, che non c’è altro che posso fare in quel momento e che la botta emotiva inevitabile arriverà e passerà come tutto.
Lo so sembra una cosa molto “zen” e utopistica. Ma non lo è, lo giuro. Non è qualcosa che so a livello conscio, è una realtà che conosco e che si attiva “in background”, in sottofondo. E che riesce a farmi addormentare nonostante sia in preda ad un attacco isterico.
Non è molto zen tutto sommato, no?

I benefici della meditazione mi stanno sorprendendo. Non ricordo che fossero così efficaci su di me quando (anni fa) riuscivo a meditare regolarmente. Anche più di adesso.
Forse dipende dal fatto che non ero stressata come lo sono ora.
Tendevo a cercare di placare l’ansia “da esame” all’università. Non riuscendoci questo granchè, diciamolo. E con arroganza pensavo “oh, non c’è nulla di peggio dell’ansia pre-esame” e “Magari avere i problemi di chi invece lavora! Loro si fanno le loro 8 ore e poi finito, invece noi poveri studenti non abbiamo mai finito. E’ per questo che viviamo nell’ansia”. No, non è così. Non è giusto sminuire l’ansia altrui perchè ci sono situazioni ed età diverse. E comunque l’ansia che mi trovo a provare qualche volta per il lavoro non è assolutamente la stessa che provavo per gli esami all’università. Mi dispiace per gli studenti che sono in ascolto, ma quando studi la cosa peggiore è che devi gestire un fallimento (che non è poco) e devi rifare il lavoro e lo studio, quando lavori e vivi da sola l’ansia delle conseguenze delle tue azioni che possono portarti a perdere il lavoro, non pagare le bollette che lavoro o no devi pagare comunque, l’assicurazione, tasse varie, telefono, spese ed imprevisti ti tiene sveglia di notte per la paura. Non l’ansia. Ho scoperto a mie spese che funzionare o no sul lavoro ha ripercussioni su tutta la tua vita. E ti permette di amare la tua libertà ed al contempo temerla.
Quindi forse la meditazione è una pratica che serve molto più agli adulti che agli studenti. Forse agli studenti serve più caffeina e RedBull perchè con la meditazione di certo non acquisisci per osmosi ciò che devi studiare. Mentre sul lavoro ed in generale nella vita adulta ciò che fa la differenza è l’atteggiamento mentale.

E l’ordine.
L’ordine nelle cose è SACRO.
Sacchetto, meditazione e mala aiutano ma avere ordine in testa è la chiave per gestire l’ansia. Avrei dovuto apprendere un metodo mentale tempo fa, e non l’ho fatto.
Sono sempre stata una confusionaria che nel suo caos riusciva a trovare un ordine grazie alla memoria fotografica e non. Ma non basta. Sviluppare un metodo, anche personale, è l’ultimo livello – il livello supremo – di chi cerca di gestire l’ansia e l’angoscia. Soprattutto quando crescendo ti trovi con un sacco di cose da gestire. Molte più dei compiti, degli esami, degli impegni e delle spese extra.
Se hai ordine in testa, e non solo in testa, ecco che se anche non ti ricordi a memoria puoi velocemente ritrovare ciò di cui hai bisogno con il metodo. Un po’ come quando si archiviano documenti, in ordine cronologico, o alfabetico, o in modo crescente o decrescente. Ti permette di gestire le cose. E se sei in grado di gestire le cose hai fatto centro. in tutto nella vita.
Ma siamo umani, diciamolo. Abbiamo bisogno di aiuto.
Ecco perchè stimoli esterni aiutano.
Liste, post-it, citazioni, libri come Big Magic, meditazioni, mala, cristalli, avvisi sul cellulare…. ogni cosa va bene. L’importante è sentirsi in ordine e connessi. E se abbiamo degli sbandamenti così possiamo recuperare il controllo.
Testato, provato e affrontato.
Bisogna anche accettare però che le emozioni non sono controllabili.
Arrivano, e anche l’ansia e la tristezza arriveranno. Ma se in background abbiamo la consapevolezza che se ne andranno anche avremo poi la forza di aspettare che passi la “botta emotiva”, rimetterci in piedi e capire con cognizione di causa come è più giusto risolvere il problema o reagire ad una certa situazione.
Siamo onesti, tutti dentro di noi abbiamo quella vocina chiamanta “Buonsenso”. Non zittiamola sempre. Perchè è proprio lei che fa andare in background tutta l’hitparade della consapevolezza che tutto è relativo e che con il giusto metodo troveremo il modo di risolvere il problema. Quando è possibile. E quando non è possibile ci suggerisce che tipo di atteggiamento sia più costruttivo per ottenere un certo obiettivo riparatore.

Quindi in conclusione: anche se ho un carattere di merda non significa che non possa fare qualcosa per non prendermela sempre con le persone sbagliate attorno a me. Serve metodo, ordine, atteggiamento risolutivo, ogni altro aiuto possa giungere da sacchetti e meditazione, che per la vita di chi è pieno di responsabilità è uno strumento utilissimo, e serve ascoltare il proprio Buonsenso, che è la miglior guida che possiamo avere in questa vita. E reagire. Perchè l’ansia ci butta giù, ma a tirarci su siamo solo e unicamente noi.

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