Recensione – Big Magic:Vinci la paura e scopri il miracolo di una vita creativa

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“Big Magic: Vinci la paura e scopri il miracolo di una vita creativa” di Elizabeth Gilbert

Finalmente riesco a dedicare un post a questo libro, letto, evidenziato e divorato.
Ringrazio Giulia per la dritta, tanto per capirci ho amato così tanto questo libro che ad un certo punto (quando ero all’89%) mi sono detta che dovevo rallentare per non finirlo subito.

Sono così con i libri che mi piacciono. Non li voglio mai lasciare veramente.
Ma in questo caso quello che mi è piaciuto non è stato tanto cosa scriveva l’autrice: è stato lo stato d’animo che mi ha trasmesso.

Questo è un libro che mi sento di consigliare a tutti coloro che mi hanno chiesto “Come fai ad unire la vita sacra alla vita quotidiana?” o “Come si possono sostenere due vite parallele?”.
Domande che mi facevo anche io.
Ecco, ragazze, questo è il libro che fa per voi! Davvero, leggetelo.
E se volete comprarlo, vi consiglio di prendervi una copia cartacea. Credetemi, non ve ne pentirete.

CORAGGIO

“Una vita creativa è una vita amplificata”

Fin da giovane l’autrice aveva deciso che scrivere era la sua vocazione e ciò che la faceva stare bene tanto che ha fatto un vero e proprio voto con se stessa e “con la scrittura” dicendo che ad essa si sarebbe dedicata per tutta la vita.

Questo però non l’ha esonerata dal lavoro. Una cosa che ho molto apprezzato è come quest’autrice abbia messo in chiaro che il lavoro e la vita creativa a volte non coincidono. Quindi trovare un lavoro è necessario e la nostra vita creativa deve essere vista come una componente in più al quale dedicarci nel tempo libero,  qualcosa che coltiviamo parallelamente ad ogni altra cosa.

“Non insegnava loro come si scriveva una poesia,
ma piuttosto perché farlo”

La Gilbert dice che nella vita creativa non si è in competizione con nessuno. Non si deve essere i migliori. Possiamo essere mediocri, perché la vita creativa non si basa sul primeggiare in qualcosa rispetto gli altri, ma sull’amare ciò che si fa a prescindere dagli altri (e dai risultati).

“Una vita creativa è una vita vissuta sulla spinta della curiosità e non della paura”

Riporta al riguardo l’esempio di una sua amica che mi è rimasto molto impresso.
La sua amica è una donna di quarant’anni che si è dedicata nella sua vita alla famiglia ed al lavoro.
Da piccola però amava pattinare.
Si era iscritta a dei corsi di pattinaggio e li aveva frequentati per anni senza però riuscire ad emergere o eccellere nella disciplina che amava, quindi crescendo pian piano  finì con l’abbandonarla per dedicare le sue energie a qualcosa dove riusciva meglio.
Arrivata a quarant’anni si rese conto che nella sua vita mancava qualcosa che le desse serenità e riflettendo si rese conto che quella cosa era proprio il pattinaggio.
Ha così preso coraggio e si è ributtata in pista.
Si è iscritta a dei corsi, con delle bambine, per riprendere a pattinare e tutt’oggi si alza presto al mattino per potersi ricavare del tempo per sé ed il pattinaggio.
Riprendendo a pattinare, a fare qualcosa che ama, questa donna ha ritrovato una serenità che negli anni aveva perso. Il praticare lo sport che ama senza il dover per forza eccellere l’ha aiutata ad amare questa disciplina ancora più profondamente e ad ottenere da essa i vantaggi di una vita creativa.

INCANTESIMO

Il capitolo che mi è piaciuto di più è stato proprio questo dove si parla delle idee. Del genio.

“I romani non credevano che una persona eccezionalmente dotata
fosse un genio,

ma che una persona eccezionalmente dotata
avesse un genio”

Il genio non è visto dalla Gilbert come una dote posseduta da una persona, che fa parte di lei, ma come qualcosa che affianca una persona mentalmente aperta al contatto con lui e ricettiva ai suoi stimoli. Una musa ispiratrice, che porta una persona a creare qualcosa di bello, qualcosa che prende vita dalla creatività della persona stessa.
Proprio come credevano gli antichi greci e romani.
Nel tempo poi l’avere un genio (qualcosa di esterno) è diventato l’essere un genio (qualcosa di interno) e ciò ha finito con il soffocare invece che il favorire la creatività.

“Se non sei in grado di replicare un miracolo
di quelli che accadono una sola volta nella vita
– se non puoi toccare di nuovo la vetta –
che senso ha?”

Si è considerati un genio quando si crea o si dà vita a qualcosa di geniale, un capolavoro, che viene riconosciuto ed apprezzato anche da un pubblico più ampio. Quando questo accade, per il fatto di essere geni, le altre persone tendono ad avere un’aspettativa più alta di ciò che lo stesso “genio” produrrà in futuro. Perché se una persona è un genio allora tutto ciò che produrrà saranno cose geniali.
È curioso che l’essere un genio (quindi “accorpare” dentro se stessi il genio, come entità) porti invece a non sentirsi più liberi di vivere una propria vita creativa. Soffocati dall’aspettativa che gli altri hanno rispetto a cosa creerai in futuro perché se sei un genio dovrai fare per forza sempre cose geniali.

“Ruth Stone udiva una poesia arrivare da lei […]
talvolta però per un pelo non perdeva la poesia,
salvo poi acchiapparla come diceva lei <<per la coda>>”.

Ma come arrivano le idee? Cosa sono?
Lei vede le idee come delle forme di pensiero, delle energie, degli spiriti, dotati di volontà propria che hanno come scopo (o desiderio se volete) quello di incontrare ed ispirare una mente ricettiva e di essere sviluppate, raccontate, trasformate e rese concrete.
Cartacee se si parla di un libro, ma anche cucinate se si parla di cucina, raccontate se si tratta del fare video.

Le idee poi esigono la nostra attenzione.
Giustamente, dice l’autrice, “Tu te ne staresti in un angolo per anni ad attendere che qualcuno trovi il tempo per darti attenzione?”. Nessuno lo farebbe. Quindi le idee se ne vanno. Ti abbandonano.
Cercano qualcun altro che dedichi loro la loro attenzione e le loro energie. Per nascere.
E normalmente lo trovano. Lo trovano sempre.
Ecco perché spesso vediamo delle nostre idee, che avevamo in testa ma non abbiamo mai “tirato fuori”, venir realizzate da qualcun altro.
E pensare: “Cavolo, è la mia storia!” o “È la mia idea!”.
A me succede. Ho passato tutto il capitolo a ripetere “Cavoli, se è vero!”.

AUTORIZZAZIONE

“Non vi serve il permesso di nessuno per vivere la vostra vita creativa”

Spesso non ci sentiamo in diritto di fare qualcosa perché “non ne siamo in grado” o perché “non abbiamo titoli accademici” o vuoi perché “si è troppo giovani” o perché “non si ha esperienza”, ci limitiamo e non ci sentiamo autorizzati a fare qualcosa.
Ma la vita creativa non sta nel riuscire, o nel ricevere il permesso da qualcun altro, ma nell’amare ciò che si fa e che ci fa stare bene.

“Fate ciò che vi fa sentire vivi”
“Vi autorizzo!”

Se poi ci diciamo “non ho un’idea veramente originale” la Gilbert ha da dire anche su questo.
Come si fa ad essere originali quando siamo migliaia di teste e la mia idea potrebbe esser venuta in mente anche a qualcun altro, ad esempio in India?
E la Gilbert dico: falla a modo tuo!
(a tal proposito vi consiglio anche il film “Joy”)

“Più cresco meno l’originalità fa colpo su di me.
È l’autenticità a colpirmi di più, di questi tempi”.

La vera originalità ormai è un mito al quale aspiriamo e che ci sforziamo di raggiungere solo per ritrovarci con qualcun altro che ha avuto la nostra stessa idea o che (peggio!) ci copia!
La verità è che nessuno può copiarci quando facciamo le cose a modo nostro.

PERSEVERANZA

“L’arte non è una professione”

Come per tutto, l’entusiasmo iniziale passa. E spesso alcune idee vengono iniziate e lasciate a metà (questo, lo ammetto, è il mio caso).
Succederà nella vita di avere fasi altalenanti, di avere momenti difficili, di non credere più alle proprie idee e di chiedersi “ma che diavolo sto facendo?”. Di mollare.

“Il senso del fallimento può interferire con l’autostima”

La Gilbert ci esorta a continuare a provarci, a perseverare,
Per lei, che voleva scrivere nella vita e vedere i suoi libri pubblicati, perseverare significava continuare a proporre i suoi libri alle case editrici. E l’ha fatto per anni, ricevendo un rifiuto dopo l’altro. Ma senza demordere mai.
Per noi, che magari non aspiriamo al successo ma vogliamo solo trovare un nostro sbocco creativo e liberatorio, può voler dire sacrificare del tempo che dedichiamo a qualcos’altro.
Ad esempio un mio collega si sveglia un’ora prima al mattino (significa alzarsi alle 5) per andare a correre. Lo rilassa e lo aiuta ad affrontare meglio la giornata.
Io personalmente mi sono messa una sveglia sul cellulare per ricordarmi alla sera quando dedicare un’ora alla meditazione ad esempio o mi segno in agenda “scrivere post per..” nella mia To-Do-List. E ho iniziato a non saltare più neanche uno squillo o un appuntamento con la mia vita creativa. Perché mi fa bene.

“Fatevi una storia extraconiugale”

L’autrice infatti ammette che a volte capita che la vita ci tolga il tempo da dedicare ai nostri interessi, alla nostra vita creativa, ma ancora una volta ha un suggerimento da darci: ci suggerisce di trovare il tempo instaurando una relazione extraconiugale con la nostra vita creativa.
A ben pensarci chi ha una relazione extraconiugale, volente o nolente, il tempo per una sveltina o per vedersi lo trova sempre, forse per il fatto di avere poco tempo o per il segreto ma le cose diventano molto più eccitanti. E la vita creativa si nutre di questo.

FIDUCIA

“Chi di voi pensa che la natura contraccambi il vostro amore?”

Un docente entra in aula e chiede ai suoi studenti “Quanti amano la natura?”. Molte mani si alzano. Ed il docente poi chiede “Quanti credono che la natura contraccambi il vostro amore?”. Le mani che si alzano sono molte meno.
Ho amato questo esempio perché è perfetto per spiegare che il rapporto che si ha con la vita creativa è a doppio senso, che la creatività e l’ispirazione sono legate a noi a doppio filo.
Dovremmo tutti essere più fiduciosi del bene che c’è nella nostra vita creativa ed ammettere con noi stessi che dobbiamo cambiare l’idea che abbiamo di noi nel mondo. Perché anche la natura ci ama, se la amiamo.

“La curiosità è la via e verità della vita creativa”

La curiosità, ci confida la Gilbert, è il motore principale della creatività. Le idee vengono attirate da essa. Infatti quanto ci interessa qualcosa tendiamo a raccogliere informazioni riguardo ad essa e la ricerca porta con sé stimoli che sono portatori di idee che portano a sviluppare la nostra creatività ed inventiva. Un po’ come quando si legge un blog di cucina e si coglie un’idea per migliorare lo stile di insegnamento dello yoga alla tua classe.
È la curiosità che fa nascere la creatività.

“Perdonatevi. Se avete fatto qualcosa che non è funzionato, lasciatela andare”

Un altro punto che ha affrontato l’autrice in questo capitolo riguarda il fallimento. Ed il perdono.
Un fallimento è un peso che ci portiamo dietro quando qualcosa è andato male. Ci deprime e ci blocca e ci possono impedire di trovare il coraggio di continuare. Ma non siamo infallibili. Dobbiamo imparare a perdonarci e lasciare andare ciò che dobbiamo lasciar andare. Forse alcune cose capitano per insegnarci proprio questo.

DIVINITÀ

Questo è stato un capitolo breve ma molto significativo.
L’autrice ha molto semplicemente portato un esempio per sottolineare come sia volubile la differenza tra sacro e profano.
Nell’esempio dell’autrice si scontrano due culture: quella occidentale e quella balinese.
Per i balinesi le danze erano un’arte sacra che impiegavano per invocare lo spirito della Grande Madre e comunicare con gli Dei e ne facevano vanto molto volentieri anche con gli stranieri che attirati dal turismo avevano iniziato a frequentare le loro terre.

Per venire incontro alle esigenze degli occidentali i balinesi avevano portato le danze fuori dai loro templi per esporle nei villaggi turistici a coloro che avevano piacere di ammirarle, dietro un offerta che avrebbe aiutato il tempio a sostenersi. Ma gli occidentali trovarono un sacrilegio praticare queste danze fuori dai loro templi. Un’offesa agli Dei! Perché erano danze sacre, da praticare solo in luoghi sacri.
Pur non comprendendo perché una spiaggia di un villaggio fosse meno sacra di uno dei loro templi, i balinesi decisero di creare altre danze non-sacre per i turisti, mentre le danze sacre furono praticate solo nei templi.
Ciò che ottennero però fu che le nuove danze sacre divennero lo stesso un nuovo mezzo per i giovani per invocare lo spirito della Grande Madre, tanto che queste danze furono implementate a quelle sacre dei templi poiché legate al divino e finirono ben presto a sostituire le vecchie danze sacre.
Gli occidentali non capirono come questo fosse possibile.
E l’autrice ci lascia lì, concludendo così il suo libro.
Per farci capire che il sacro ed il profano non esistono. Non c’è un confine netto. Cos’è sacro? Perché una danza è sacra? Perché un templio è sacro? E cos’è il profano?
Ho amato particolarmente questa conclusione, che ha lasciato me come ogni altro lettore immagino a fantasticare su cosa sia sacro e cosa sia profano. Su cosa sia l’arte, se è sacra o profana. Se ha senso definirla sacra o profana. E lo stesso la creatività e la vita vissuta in modo creativo.

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4 pensieri su “Recensione – Big Magic:Vinci la paura e scopri il miracolo di una vita creativa

    • nikebrianna ha detto:

      Per me più che una rivelazione è stato lo slancio giusto per uscire dal loop “Faró le cose fatte bene ma quando avrò tempo, perché ora non ne ho”. Ed almeno nel mio caso sono riuscita a trovarlo il tempo e ad avere la mia “relazione extraconiugale” con la mia vita creativa! Per questo mi sento di consigliarlo!
      Se lo leggi poi fammi sapere che ne pensi anche tu!😉

      Liked by 1 persona

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