Scrittura cartacea e digitale: sono la stessa cosa?

Da sempre quando ho bisogno di riflettere su qualcosa, scrivo.
Mi aiuta a mettere in linea le idee confuse che ho in testa e dar loro forma e struttura. E per me è così da sempre, fin da quando ero più giovane.

È sempre stata una mia costante, ma non solo per me.
La scrittura in questa civiltà di immagine e multimedialità resta il collante indispensabile per tutto, dai media come video e foto che sono sempre accompagnati da una descrizione, un tag o un  #hashtag, fino ad ogni altro aspetto della vita (mail, messaggi, siti, blog, istruzioni per l’uso, manuali).
Ci sono battaglie combattute con le parole scritte: parole che persuadono, che vendono, che fanno emozionare.
E ci sono autori che hanno scritto libri e libri sull’argomento.
Come Annamaria Testa e Roy Peter Clark con il suo “Writing Tools”, persone che erano affascinate come me dal potere delle parole e dalla scrittura.

I testi sono innanzitutto visivi.
So che può non sembrare ma un testo viene visto prima di essere letto.
Ecco perché artisti sono ispirati da sempre dal testo scritto, da un punto di vista visivo.
È dall’unione tra la passione per il disegno e la scrittura che nascono font di ogni genere e forma in grado di trasformare un testo in qualcosa di più, di dar al testo scritto un significato maggiore.

Ogni font ha un valore espressivo.
Un valore che va conosciuto e maneggiato con cura per saper veicolare il messaggio che si vuole dare.
Abbiamo stili e colori diversi in grado di strutturare visivamente il testo e aiutare il lettore a capire a colpo d’occhio quale parte sia importante in un testo, le parole chiave, il percorso di lettura da seguire. Ci fa da guida per interpretare ciò che vogliamo dire.
Un po’ come quando conosci qualcuno e vedendo come si veste e come si muove ti fai già un’idea di che tipo di persona è senza che questa dica ancora niente. Sta già dicendo qualcosa di sé.

Certo, a volte l’abito non fa il monaco, infatti possiamo trovarci testi “pompati” da un punto di vista stilistico ma che in realtà non dicono proprio niente, o viceversa, potremmo trovare un testo magari tristolino e con un’impaginazione poco curata, ma che ha da comunicare un messaggio interessante.
L’attenzione tuttavia verrà sempre catturata prima di tutto dalla forma del testo, che ci piaccia ammetterlo o meno.
Le parole, prima di leggerle, le guardiamo.

E sul web? Come leggono gli utenti sul web?
Jakob Nielsen nel 1997 rispose senza giri di parole.
“Non leggono”.
Era in realtà una risposta provocatoria però a pensarci quante volte abbiamo trovato testi copi/incollati – magari anche con degli errori grammaticali, segno che neanche si sono riletti – in giro per il web?
Nielsen diceva che nel web non si legge in modo classico, parola dopo parola, ma si esplora la pagina in cerca di segnali testuali che ci conducano a capire se ciò che leggiamo è ciò che ci interessa veramente.

I segnali comunicano a colpo d’occhio, prima ancora che ci si metta a leggere. E questo avviene perché nel web l’utente non ha tempo da perdere per leggere tutto ciò che trova ma cerca tra le righe segnali e keywords che gli indichino che ha trovato il testo con l’informazione cercava.

In realtà ricerche svolte negli anni hanno smentito il pregiudizio che sul web non si legga, come sosteneva Nielsen, ma hanno confermato l’importanza dei segnali testuali. Non solo per i testi digitali ma anche cartacei. Attraverso l’esame dell’eyetraker svolto su siti, giornali e riviste si sono tratte le seguenti informazioni riguardo al metodo di lettura comunemente usato dal lettore tipo.

  • Sullo schermo gli occhi vanno prima di tutto in alto a sinistra, scendendo verso il basso e solo dopo risalgono a destra.
  • La prima cosa che attira lo sguardo sul web non sono le foto, come ci aspetteremmo, ma i titoli. Soprattutto se a sinistra.
  • Altro elemento importante: sottotitolo. Fa da collegamento tra titolo e testo, aiutando la lettura del documento.
  • Questi due elementi assieme però devono formare un blocco unico. Possibilmente con lo stesso font. Variano solo le dimensioni.
  • Per entrambi la tendenza è quella di leggere solo le prime due parole. Vale anche per i motori di ricerca.
  • Sul web il corpo del testo più piccolo invita alla lettura lineare. Più grande all’esplorazione (scanning della pagina, Nielsen).
  • Le linee di separazione tra un articolo e l’altro scoraggiano la continuazione. Meglio lo spazio bianco.
  • L’occhio viene richiamato dalla parte alta dello schermo ma se il testo li convince scrollano sul corpo del testo senza problemi.
  • Gli articoli scritti con paragrafi brevi hanno il doppio dei lettori rispetto a quelli più lunghi
  • Impaginazione ad una sola colonna è più efficace e funziona di più.
  • Dopo il titolo ed il sottotitolo, l’abstract o il primo paragrafo è fondamentale perché il testo sia letto per intero.

Insomma, non è propriamente vero ciò che diceva Nielsen. Sul web si legge, ma lo si fa in modo un po’ diverso.
Web e cartaceo si stanno via via avvicinando allineandosi uno all’altro. Infatti a volte troviamo dei cataloghi che sembrano sempre di più a delle schermate e dei siti web che diventano a volte vere e proprie enciclopedie dove noi andiamo a cercare le nostre risposte.

Tuttavia è importante comprendere l’uso diverso che si fa dell’uno e dell’altro e pur comprendendo che il metodo di scrittura si sta via via modificando riuscire a trovare un metodo di scrittura che sia conforme al canale che si usa per comunicare.

La vera rivoluzione avvenuta grazie all’arrivo dei testi digitali ed il web è nella struttura che questi testi assumono e nel modo che abbiamo di organizzare il testo, mediante quei segnali e strati via via sempre più approfonditi che catturano l’attenzione un po’ alla volta, trascinandoti in fondo al discorso senza che ce ne si renda conto.

 

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