Passo a passo

“Passo a passo”
“Una cosa per volta”

Sono ritornata alla mia vita frenetica.
Come un tornado, mi sento risucchiata nel vortice delle cose da fare, non più padrona del mio corpo, come se fosse un buco nero che prosciuga ogni cosa io cerchi di tenere dentro. Mi viene in mente la scena di Anastasia in cui Rasputin vende la sua anima al diavolo ed il diavolo si prende tutto di lui, lasciandogli solo le ossa.
Ecco, mi sento proprio così!

Ho abbandonato la mia scrivania 6 settimane – che vi giuro, sono volate – per ritrovarla disastrata. Non solo per il disordine lasciato (addirittura cartacce, penne ovviamente sparite e… pure lo spumante nel pacco di natale mi era sparito) ma anche il disastro di mail arretrate – sebbene le controllassi da casa – e soprattutto i lavori lasciati in sospeso!
Più di tutto a buttarmi nel panico è stato tutto ciò che è rimasto fermo ed il fatto di essere tornata ed essere di nuovo in ritardo.
Che ansia! Non vi dico la prima settimana che animo avevo.
Mi sono tornati gli incubi e la tachicardia.
A questo aggiungiamo anche la to-do-list per il matrimonio di una cara amica, il vago assenteismo per organizzare il suo addio al nubilato, l’angoscia delle cose da preparare – io mi occuperò anche di fare il video in teoria – e di contattare tutti gli invitati. Perchè sono uscite belle idee tra noi testimoni, ma bisogna anche realizzarle cari miei.

Metodo! L’unica cosa che mi sta salvando è il metodo.
E mi ripeto nella testa i miei buoni propositi, la parola dell’anno, i miei obiettivi, ed il messaggio che sembra arrivare da tutte le parti: “Con calma”.
Prima mia zia che parla del suo modo di affrontare le cose “una per volta”, poi Giada che mi ricorda che non devo farmi prendere dall’angoscia e fare le cose “Passo a passo”, citando Phyllis Curott, e infine anche Paloma – cara ragazza lei – che mi ha spronato a non raccontarmi più scuse (sappiate che lei non la sapeva la mia parola dell’anno) e di iniziare a camminare lungo la mia strada, non correre ma camminare perchè iniziando subito di corsa ci stanchiamo anche presto, mentre invece meglio iniziare piano e continuare con costanza.
Mi fa sorridere a ripensarci come l’Universo sembri ripetermi all’infinito, tramite bocce diverse, la stessa cosa. Forse, mi sono detta, è proprio il caso che mi prenda il disturbo di ascoltare.
Quindi…. respiro….
…calma… iniziamo facendo una cosa, poi passiamo a quella dopo.

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Ho pianificato le cose da fare, sì sono tante, no non è un problema, sì riuscirò a fare tutto e… se me ne perdo dietro qualcuna?
Nessun problema, la riprogrammo assieme a tutto il resto e procedo.
Così sono finita a portarmi dietro il pc personale al lavoro e mettermi a scrivere e lavorare ai progetti anche nella pausa pranzo, il che però mi permette di tenere a bada l’ansia, e alla sera spengo tutto alle 9 – beh, magari a volte tiro fino alle 10 –  e mi godo Netflix.
L’unica cosa che mi crea angoscia ora?
Il CELLULARE!
Suona penso in media… ogni 30 secondi?
Ovvio, con 4 gruppi per il matrimonio (uno per l’addio, uno coi testimoni, uno con gli sposi e uno con tutti gli invitati… follia, lo so!), 2 con le amiche e Dani che alla sera quando non è a casa mi scrive continuamente in media arriviamo sì a un messaggio ogni 30 secondi.
Mi sale l’irritazione…
Ho deciso però che l’irritazione non è produttiva e che mi rallenta e basta senza offrirmi niente, quindi cerco sempre di esorcizzarla.
Come? Elencando tutte le cose che mi irritano, scrivere fino in fondo quanto mi irritano e poi chiudere la lista.
Ce l’ho sempre lì, la mia lista delle “cose irrittanti” e quando ne ho qualcuna di nuova la vado ad aggiungere alla lista.

Volete farvi qualche risata?
Ecco il mio elenco delle cose che mi irritano:

  1. Il ritardo: sono sempre stata una persona puntuale, e se rischio di arrivare in ritardo avviso almeno una mezz’ora prima, per rispetto. E anche per una questione di serietà. Ecco perciò che il ritardo, non quello dei 5 minuti ma quello delle mezz’ore, mi irrita da morire.
  2. I messaggi continui: “Non riesci”, “a scrivere”, “tutto”, “in un”, “solo”, “messaggio”, “porcapaletta”? I continui din din del telefono mi fanno salire istinti omicidi, veramente. Passino i messaggi di persone diverse, in una conversazione, ma i messaggi spezzettati mi fanno uscire di testa.
  3. I pacchi all’ultimo minuto: faccio le corse, mi preparo trucco e parrucco, metto la giacca, sto per uscire… e… din din : “Scusate, non riesco a venire”, din din “Sono incasinata anche io. Quindi stasera passo”, din din “Sono in ritardo anche io… che dite rimandiamo?”. E tu magari ti sei segnata tutto in agenda una settimana prima e hai fatto le corse per fare la spesa e tornare in tempo… Odio!
  4. Allusioni: mi sono fatta male a novembre, non è un segreto di stato, tra l’altro so che lo sai, perché la tizia tale mi ha detto che te l’ha detto… perché fingi di non sapere niente? Perché?… Vabbè, qui però in effetti piove sul bagnato.
  5. La gente che ti parla finché sei al telefono: lo dico da sempre, non parlatemi finché sono al telefono che non vi sto a sentire. E mi distraete anche. E mi irrita ancora di più se poi mi fai osservazione per non aver detto questo o quello…
  6. Chiacchiericcio: hai magari mille cose per la testa, devi scrivere una mail importante e… hai i colleghi che parlano parlano parlano, a voce alta, continua, ma non al telefono, da soli, ragionano a voce alta come se fossero soli in ufficio. E diglielo una volta, due, tre… che due scatole…
  7. Le chiamate inutili: magari sei concentrata a fare un lavoro e… “Chiara?”, “Sì?”, “Ah…no.. no niente”. Dopo due minuti “no ma… aspetta… Chiara? ma qua..”, “Sì?”,”No… ah, ho capito… no no nulla”. Dopo dieci minuti “Ma scusa… Chiara?”, “Dimmi”, “No ma non ho capito questa cosa qua… ma quando te l’hanno mandata?”, “Non c’è la data nella mail?”, “Ah, sì.. non avevo visto scusa…”. Esercizi di calma forzata.
  8. Le ripetizioni: il mio collega – perché a volte è profondamente annoiato da quello che fa – ha il brutto vizio di ripetere le cose, così per fare conversazione. Perciò dal niente se ne esce con “Nannannanananààà” o “E’ colpa tua?” (ovviamente non ha un senso logico) oppure le mie preferite “Ehi Chiara, lo sai come si accoppiano le giraffe?” XD di solito conclude per questa frase solo per farmi ridere, ma sa benissimo che mi esaspera prima.

Capita anche a voi di avere cose che vi irritano?
Io le esorcizzo così, elencandole da qualche parte.
E vi dico, funziona. A leggerle una dopo l’altra c’è da dire che mi fanno anche sorridere.
E vedendole lì tutte assieme, mi rendo anche conto che sono tutte sciocchezze e che veramente non devo farne un dramma. Ecco quindi che la volta dopo non mi danno più così fastidio, ma mi strappano un sorriso e finisco col vederne il lato positivo.
Mi han tirato pacco? Amen, vuol dire che mi riorganizzo e ho più tempo per me.
Mi scrivono di continuo? Beh, per lo meno si fanno sentire con idee e proposte, vuol dire che c’è interesse.
Mi nominano ogni 3 secondi, con frasi idiote o pensando a voce alta? Magari è perché si sento no a mio agio con me.
“Passo a passo”, “una cosa per volta”.
Con la calma e la giusta velocità tutto rientra in prospettiva.

Quindi, sì, iniziamo 2017, anzi continuiamo, sono carica come una molla… ma andiamo passo a passo.

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