Cos’è il naming e consigli su come farlo

C’è una cosa che in questi giorni ho capito molto chiaramente: il copywriting è tosto.
Piove sul bagnato, in realtà già lo so che per me occuparmi di copywriting è impegnativo, ma lo è ancora di più quando dal copywriting passiamo al naming.
Là, che è dove la mia fantasia spazia, entro in crisi. Davvero.
Non che non abbia idee, me ne vengono, ma il vero problema ultimamente è convincermi perché mi sono scoperta terribilmente “severa” nello scegliere nomi.

Ho provato diverse tecniche che mi hanno portato diversi risultati… tanti diversi risultati! Ed ora non mi resta che scegliere… qui viene il bello.

A voi è mai capitato di dover scegliere dei nomi IMPORTANTI?
Come avete fatto?
Qui sotto vi elenco ciò che ho fatto io per farmi venire delle idee.

Allora, intanto capiamo che fare naming vuol dire cercare un nome per qualcosa; un’attività, un sito, un prodotto e via dicendo.

Cinque cose da tenere a mente sul naming:

  • Breve (non troppo lungo)
  • Memorizzabile (deve far colpo ed imprimersi nella memoria)
  • Originale (ovviamente, diverso da quelli della concorrenza)
  • Piacevole (deve trasmettere sensazioni positivi, gradevoli)
  • Orecchiabile (è più facile memorizzare qualcosa che “suona bene” e che non sia complicato da pronunciare oltre che da ricordare)

E come lo possiamo fare in modo efficace?

Rapida scaletta riassuntiva:
  • Ricerca
    Non puoi inventare qualcosa di originale se non sai cosa è già stato “preso”. Quindi rimboccati le maniche ed inizia a spulciare il web ed ogni altra.
  • Verifica
    Online esiste questo splendido sito whois.net utilissimo per verificare se online è già stato registrato un dominio. In questo modo è abbastanza semplice sapere se il nome che hai inventato già esiste ed è stato registrato come dominio.
  • Mappe Mentali
    Questo strumento è quello che uso di più.
    Mai vista una mappa mentale?
    mappa-mentale
    Beh, si tratta di un metodo grafico di cognizioni di pensiero che aiutano a fare collegamenti tra diversi concetti organizzandole come un albero, anzi tanti alberi, che partono da un’unica radice, una parola chiave dal quale far partire il ragionamento.
    Aiuta a collegare diversi concetti e idee per elaborarle, accoppiarle e modificarle per dare vita a qualcosa di originale.
  • Tipo di nome
    I brand name sono infatti di diverso tipo e possiamo decidere che “strada” seguire:

    1. Nomi descrittivi: legati a ciò che rappresenta l’oggetto da nominare, sono quasi didascalici se vogliamo. Chiari, semplici ed efficaci.
    2. Nomi suggestivi: rimandano alle caratteristiche del prodotto in maniera originale. Il collegamento viene spesso fatto intendere in modo indiretto.
    3. Nomi arbitrari: sono nomi inventati di sana pianta, di fantasia, creativi, evocativi. Giocano sulla sonorità delle parole e sulla connessione di figure con il suono.
  • Tenere a mente la musicalità
    Dopo aver trovato dei nomi “papabili” provate a leggerli e pronunciarli a voce alta.
    Vi piacciono? Suonano bene?Ci sono nomi che richiamano delle sensazioni con la loro musicalità.
    Le lettere dal suono duro come la R, la K o la T ad esempio trasmettono delle sensazioni di rigore, di forza, magari poco adatte musicalmente per il nome di un asilo.
    Mentre lettere come la C dolce e la L sono più adatte a dare il nome ad un istituto per bambini.

Ci sono molti esempi online su come fare del buon naming e alcune aziende hanno inventato metodi ingegnosi di fare marketing per creare hype ma anche sfruttando le idee del pubblico a vantaggio del processo di naming del prodotto.
Il caso più noto è quello di Alfa Romeo con l’Alfa Mito… anzi MiTo.
Inizialmente il progetto aveva il freddo nome di ZAR 955. Nel corso del progetto però venne dato alla vettura un nome non ufficiale, Junior, che doveva anche richiamare il target di riferimento per quella vettura.
Successivamente Alfa Romeo creò un concorso, l’Alfanaming, nel quale mediante sondaggio gli utenti erano stati invitati sul sito web dell’azienda a dare una preferenza tra una rosa di nomi abbozzati dall’azienda.
In nome vincente fu Furiosa.
Tuttavia ai vertici di Alfa Romeo non piacque e successivamente decisero di scartarla per optare per un nome con una logica diversa. Si arrivò quindi al nome MiTo, che sta  per MIlano TOrino, per omaggiare l’asse Torino-Milano.

Da tutto ciò cosa capiamo?
Beh, che dare il nome non è un giochetto e non è qualcosa che si può dare a cuor leggero.
Sono molti i fattori da considerare.
Oltre alla natura dell’oggetto da nominare (ad esempio se è un’attività si deve tenere a mente che il nome del brand dovrà rispecchiare il core del business anche in futuro quando magari potrebbe subire delle evoluzioni e degli sconvolgimenti). Deve quindi anche essere contestualizzato.
Perché una volta scelto, quel nome assumerà un significato ben preciso che resterà tale per molto tempo.

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