Fare la blogger: ma è un lavoro? Veramente?

Ci sono molte professioni nuove legate alla comunicazione.
Una di queste è il blogger.
Ebbene sì, oggi voglio parlare proprio di questo, di “fare il blogger” che per molti significa più o meno “passare la giornata a casa, sul pc, su facebook, a fare foto, pubblicare post, a scrivere testi magari su prodotti che ti arrivano gratis e rispondere alle mail (di chi poi?)”.

Sembra sia il trend del momento, parlare di blog, blogger e come guadagnare con il proprio blog e come gestire il proprio blog, come farlo diventare un blog di successo blablabla ma il lavoro del blogger è a tutti gli effetti un lavoro.
Ecco l’ho detto.
Mi attirerò le antipatie dei più scettici e tradizionalisti, ma signori è proprio così.
Certo, dipende da come lo svolgi! E’ da un certo punto di vista un lavoro “privilegiato”, ma con le sue dinamiche e i suoi problemi a cui far fronte, ma comunque un lavoro perché ha bisogno di organizzazione, ordine e impegno e anche una certa attitudine secondo me.

Ma quando ci si definisce ‘blogger’?
Basta aprirne uno su wordpress.com e buttarci su un testo ogni tanto per definirsi così?
Beh, tecnicamente…diciamo di sì, ma ci tengo a dire subito che ci sono blog e blog.

Tenere un blog personale a mio avviso non è sufficiente per definirsi blogger.
Sicuramente è piacevole, e terapeutico, sfogarsi online, ma in quel caso l’obiettivo è semplicemente scrivere un diario digitale. Nulla di più.
Eserciti la scrittura, racconti e metabolizzi cose personali; magari incuriosisci qualcuno a cui stai simpatico/a, ci passano amici e familiari, si fanno quattro risate e i fatti tuoi, ma tutto qui. Fine. Punto.
Se però incuriosisci chi ti legge e hai un appeal personale piacevole può essere che il tuo pubblico aumenti (qui si aprirebbe un capitolo a parte sui social e sul personal branding che per ora saltiamo a piè pari), portandoti molta soddisfazione e più voglia di intrattenere qualcuno per qualche minuto sulle tue pagine.
A quel punto puoi veramente iniziare a definirti un blogger, perché hai qualcosa che ai blogger serve: numeri e fiducia.

Visibilità, follower e fiducia da parte loro sono lo spartiacque.
E allora puoi scegliere: puoi continuare come sempre tenendo l’attenzione su di te e sui fatti della tua vita o puoi portare l’attenzione da te stessa a “loro”, i tuoi utenti, chi ti legge e mettere loro al centro del tuo blog.
Ed eccola la differenza. Ora sei una blogger.

Magicamente i tuoi contenuti inizieranno a cambiare.
Cosa potrebbe interessare a chi mi legge?” ti domandi.
Come li vogliono spendere i loro minuti con me chi mi segue?“.
Forse quello di cui hanno bisogno è sapere quando trovarmi”, ed ecco che si inserisce una regolarità nei post.
O magari quello che li diverte è il mio punto di vista rispetto a qualcosa“, e così nasce una recensione.
Magari potrei unire regolarità e argomento” ed ecco che puff! nasce un calendario editoriale.
Le cose sono ben diverse dall’inizio, giusto?
E da lì in poi che la passione diventa lavoro. Ed è da lì in poi che qualcuno può veramente definirsi ‘blogger’.

Audience, costanza e organizzazione uniti al tuo “tocco personale” che piace ai lettori, possono interessare anche ad aziende quando queste cercano un modo di sensibilizzare il loro target sul loro prodotto.
Ma soprattutto, a loro interessano i tuoi numeri, perché al giorno d’oggi un blogger può arrivare a molte più persone di una rivista (che può avere una tiratura dalle 15.000 alle 30.000 copie se si tratta di una rivista specialistica) e quindi per un’azienda far sponsorizzare un post, un banner o una recensione di qualche genere può diventare un investimento, un mezzo per fare della vera pubblicità.
E si fanno soldi così.
E per definizione, questo è lavoro.

Un lavoro creativo, certo. Ma pur sempre lavoro. Pagato. Come ogni altro lavoro.
C’è questo tabù per cui se fai un lavoro creativo “ti stai divertendo” o “non stai facendo niente di che” e quindi vali più o meno come un soprammobile che fa la sua bella scena lì sopra al tavolo, ma niente di così vitale… devo pure pagarti? E devo pure pagarti così tanto?
Sì. Il lavoro si paga come è giusto.

Ma quindi va messo nel proprio curriculum?
Diavolo, sì! E di corsa!
Se io dovessi valutare l’assunzione di qualcuno, già il fatto che ha un blog cattura la mia attenzione e… correrei anche a vederlo!
Quindi, se hai un blog personale o fatto *ad cazzum* magari è meglio evitare ma se hai un bel blog, al quale ti dedichi con passione e amore e che curi sotto ogni aspetto, mostralo! Inseriscilo nella tua presentazione lavorativa, perché quello è il tuo lavoro, il tuo biglietto da visita. La tua immagine.
Al pari del profilo Facebook o Instagram (ne parlavo anche qui).

Quindi, nuove professioni della comunicazione: blogger.
Che oggi comprende varie competenze:
scrittura (ovvio), communication planner, content management & creator, social media management, fotografia, storytelling, web designer, graphic designer, personal branding, copywriting, marketing, video producing & editing se ci dilettiamo anche con i video e tutte le abilità affini connesse.
Oh, e con i grandi numeri e i soldi ovviamente arrivano anche i conti, le fatture, la contabilità.
Il commercialista. Il fisco. Le tasse…

Volete ancora dirmi che fare la blogger non è un lavoro?

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