Un mese fantasma

Ho dichiarato ottobre mese fantasma.
Sono successe un sacco di cose a dire il vero, alcune belle e altre meno, ho avuto soddisfazioni e delusioni, ma quello che più di tutto ha pervaso il mio stato d’animo è stato “l’assenza”.
Assenza di abitudini. Di regole. Di obblighi.
Assenza di parole, persone e fastidi.
Assenza di cose da fare o tempi da rispettare.
Ma più di tutto mi ha pervaso un’assenza di ispirazione.

Ho giorni in cui alterno la gioia per la libertà all’apatia e alla pigrizia e a volte anche alla rabbia. Il momento peggiore è al mattino, quando il mio corpo è abituato a correre.
“Su, alzati in fretta!”, “Su, fai colazione, muoviti!”, “Dai, vai! Inizia! Muoviti!”.
La mia mente sprona il mio corpo a muoversi, ma sul più bello – di solito intorno alle 8.30 – la grinta passa. Mi domando “Devo farlo davvero?”, e non trovando una risposta valida mi dico “Beh, ho sempre detto che avendo tempo avrei fatto questo o quell’altro” e allora mi metto a fare qualcosa. Senza regole o programmi.
È così che ho iniziato a perdermi e a far diventare questo ottobre così evanescente.
Come un fantasma.

Mi sono detta che ottobre era un mese “sabbatico” e ho deciso di concedermi il lusso di prendermela comoda.
Ho ripreso ad estrarre una carta al giorno e ho trovato i Moon Phases Oracle – per altro arrivati proprio assieme alle brutte notizie di fine settembre – particolarmente adatti.
E c’è stata questa carta, “Rest”, che mi ha ossessionato per tutto il mese. Sarà uscita almeno una volta alla settimana. Placava inconsciamente tutta la mia voglia di reagire, subito.
Una parte di me mi diceva “Beh, forse devi concederti il lusso di piangerti un po’ addosso” o forse quello che mi dovevo concedere era la libertà di cambiare priorità e adattarmi.
Che sia l’uno o l’altro, questo atteggiamento mi ha frustrato tanto da farmi venire l’ansia.

Il fatto è che non sono mai stata ferma.
Ho forse passato un mese – Novembre 2009 – senza fare nulla e neanche tutto perché a fine mese avevo già trovato un lavoro in trattoria finché aspettavo l’inizio del corso per il 730 e di poter dare gli ultimi esami prima di laurearmi e anche dopo aver concluso il corso del 730 al CAF ho avuto subito il colloquio per lo stage che poi mi avrebbe portato il mio lavoro.
Io non sono mai stata ferma.
Ho sempre avuto uno scopo, una meta. Che fosse un esame, un lavoro, un progetto, un mio piccolo sogno nel cassetto.

Perciò a inizio novembre, con il nuovo giro di Ruota che iniziava e la voglia di dare un calcio in culo al riposo e riprendermi ispirazione, determinazione e progetti, ho pensato “Beh, potrei buttarmi sul NaNoWriMo”.
Ne aveva parlato molto Alessia Savi, che seguo sia sul blog che su Facebook. E così ho ritirato fuori dalla polvere la mia vecchia idea, la mia vecchia storia, quella che avevo iniziato a disegnare e poi a raccontare per lasciarla sempre inconclusa ad un passo dalla fine.
“Datti un nuovo progetto” ho detto a me stessa. Ora che puoi farlo.
Quando altro potrei mai darmi ad un progetto di questo tipo in futuro?

Così ho ripreso in mano i miei schemi e appunti, ma la storia è cominciata a cambiare.
Non so come, la protagonista si è divisa in quattro. Quattro metafore, se vogliamo. Ho pensato che fosse ironico e ho deciso di proseguire lo stesso.
Ho stilato una trama dall’inizio fino alla fine… o quasi.
Mi sono sforzata di trovare una conclusione ma di colpo ho perso interesse.
Così mi sono messa a lavorare ad altri progetti, finché non ritrovavo lo spirito giusto per la fine della storia. Ma ad un passo dalla fine di questi altri lavori – un’esercitazione per il corso di Copy42 – ho lasciato inconclusa anche quella.

Sono delusa perché mi sembra di non concludere più nulla.
Avrò scritto bozze di post su post per questo e gli altri blog, ma in questo periodo… non riesco a concludere nulla.
E se chiedo alle carte ecco che ritorna quella diavolo di carta. “Rest”.
Chi l’avrebbe mai detto che riposare potesse darmi così tanto sui nervi?

Perciò ho pensato di darmi da me degli obiettivi, seguendo dei suggerimenti già dati da Giada in qualche altra occasione: 3 obiettivi al giorno.

Uno dei miei obiettivi di oggi era “scrivere un post per Walking in Circle” e pubblicarlo.
E basta.
Nessuna rilettura, correzione, modifica di stile.
Scrittura di getto, nuda e cruda. Come una pagina di un diario. Magari con qualche errore qui e là.
Ma mi sento come dopo l’operazione: debole e incapace di fare quello che prima mi veniva tanto naturale.
Perciò mi sono detta “iniziamo facendo un passo alla volta”. Era frustrante non poter camminare e faticare a fare le più piccole cose quando ero in stampelle, dolorante e incapace anche di mettermi da sola un paio di calzini.
(Se ripenso che c’è stato chi ha detto di quel periodo “Beh, se dici così allora non sei stata proprio tanto male” quando rispondevo che “Ero stata peggio”. Neanche mi ricordo perché volevo sembrare più forte di come ero stata in realtà in quel periodo… fatto sta che questo mi fa solo salire la rabbia, soprattutto alla luce di quello che è successo).

Comunque, voglio essere determinata, almeno nei miei 3 obiettivi.
Gli altri due di oggi sono:

  • Prendere appuntamento con la parrucchiera (che serve proprio darci un taglio!)
  • Seguire lezioni master e Cop42 (per altro sto seguendo una lezione splendida di Valentina Falcinelli)

Dovrebbe essere semplice. Allettante, quasi.
E poi posso dirmi in pieno diritto di rintanarmi sul divano, sotto la coperta, con un buon libro. Oh, e le Amiche di Mestre, quelle simpatiche amiche che mi rendono le cose tanto facili in questi giorni.

So che non è un post particolarmente succoso, o motivante. Avevo deciso di scrivere per dare positività in questo e negli altri posti dove scrivo nel web.
Ma non è semplice per me in questo periodo. Ci sto provando.
Del resto “Cadiamo per imparare a rimetterci in piedi” – per citare Alfred ed il padre di Bruce Wayne in Batman Begins, una delle mie citazioni preferite – ma nessuno ha detto che ci rimettiamo in piedi subito.
Penso che l’importante sia non perdere mai la voglia di farlo, un passo alla volta.

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