infusione di the

Qualcosa bolle in pentola

Sto mese ho buttato tutto alle ortiche.
Mi sono alzata una mattina con l’angoscia. Anzi no, con la paura. Con l’ansia per… nulla. Per il nulla.

Mi sto concentrando molto sullo studio, sullo “sfruttare al meglio questo tempo morto”, sul non assecondare il fancazzismo potente che si impossessa di me dopo colazione quando devo mettermi a fare qualcosa.
Mi sono detta, a inizio Novembre, “Diamoci una scrollata!” e ho deciso di seguire un NaNoWriMo non-NaNoWriMo.
Per conto mio insomma.


I primi giorni sono partita spedita come un caccia e scrivevo ben oltre le 1600 parole che erano il target al giorno nella sfida.
Devo dire che ho giocato sporco, perché ho ripreso in mano una storia che mi ronza in testa da anni e ho iniziato a risistemarla e a metterla giù per iscritto.
Forse proprio per il fatto che quella storia ce l’avevo in testa da anni, mi ha annoiato subito e in un uno snap! ho perso l’ispirazione.
La prima mattina in cui mi sono trovata davanti al computer a dirmi “E adesso di che scrivo?” ho capito che la sfida non-NaNoWriMo non stava funzionando.
Perché?
Perché ho perso l’ispirazione.

Ho perso l’energia, la capacità di immaginare le cose, un mondo completamente a parte con le sue regole e le sue logiche.
Non vedo più quel mondo popolato da uomini raccolti in villaggi che si spostano da un luogo all’altro affrontando l’azzardo di un viaggio nella natura selvaggia e di tutto quello che comporta lasciare la sicura città per buttarsi nell’inesplorata natura piena di pericoli.
Non sento più la voglia di far fare al mio protagonista un passo dopo l’altro perché io per prima sono curiosa di sapere come prenderà vita sotto le mie mani.

Mi sono sentita scarica.
Completamente scarica.
Con la testa ed il corpo pesante. Scuro.
E ho mollato.
Si sarebbe chiamato “accanimento terapeutico”, il continuare a portare avanti quel progetto.
Forse la mia idea mi ha vista in faccia – o non-in-faccia – e ha capito che non voleva essere raccontata da una me in questo stato. Che non avrebbe preso forma con il suo abito più bello.
Povera mia idea, rannicchiata in un angolo della mia testa.
Paziente, molto più paziente di qualsiasi altra idea che io abbia avuto.
E comprensiva, tanto da farmi capire che forse la creatività non va “punzecchiata” ma fatta semplicemente fluire.

E quindi torno all’origine, ai miei post sul blog.
Post di sfogo. Non penso di avere molto di positivo da dare in questi giorni, ma una cosa l’ho capita: vale sempre la pena provare.

Vale sempre la pena dirsi che “No! Voglio reagire!”.
Per altro sto avendo un esempio molto forte di come è importante reagire di fronte ai problemi veri, quelli che la soluzione non te la suggeriscono lì tra le righe ma te la fanno solo sognare da sveglio (che se ti addormenti hai gli incubi) quando la tua voglia di vivere ti dice di non mollare, che andrà tutto bene, che puoi superare quello che ti sta capitando.
Un passo alla volta.

Davvero, i problemi sono altri.
Non sono gli stronzi che ti trattano male, ti rifiutano, ti lasciano.
Non sono i vigliacchi che ti inculano senza mezza parola.
Non sono le delusioni da amici o presunti tali, né quelle che arrivano da dove meno te lo aspetti.
Non sono le litigate per il nervoso, solo perché sei arrabbiata e devi prendertela con qualcuno.
Non è il fatto che ai colloqui ti dicano che “tu saresti perfetta, però…”.
Sono quelli che quando arrivano ti ritrovi senza speranze o prospettive e se le vuoi davvero devi inventartele e crederci tu, solo tu.

Quindi, dai! Non si molla mai!
Me lo sto iniziando a ripetere ogni mattina.
Ho messo ovunque frasi che mi ricordano che non mi serve a nulla piangermi addosso.
Che “quando ti sembra di non avere opzioni, ha tutte le opzioni che vuoi”.
Che avere una missione ti aiuterà ad avere più forza, che le missioni si portano avanti azione dopo azione, giorno dopo giorno, obiettivo dopo obiettivo.

Ho vacillato in questo novembre, ma mi sono anche data da fare. Forse verso mete sbagliate, o che penso di dover raggiungere ma non mi convincono per nulla.
Non mi sento ancora di nuovo “carica come prima”, però in qualche modo (l’Universo) mi sto rendendo conto di quello che devo fare, di quello che posso fare e di quello che voglio fare.

Mi sento come in letargo, il che è particolarmente calzante con la stagione, come se stessi facendo bollire qualcosa nel mio calderone, nascosta sottoterra.

Non è ancora pronto, ma sto continuando ad aggiungere ingredienti.
Alcuni anche da desideri e sogni chiusi in scatoline che pensavo di non poter più riaprire.

E comunque, se c’è una cosa che sto capendo, è che la mia terapia è sempre SCRIVERE.
Mi ha aiutato sempre e non mi ha deluso mai.
E grazie ai corsi che sto frequentando, le lezioni che sto ascoltando e le prove che sto facendo sto capendo quali sono i miei limiti (tantissimi!!!) e quali sono invece i miei punti di forza.
Perciò se c’è una lezione che Novembre mi ha portato è questa: Non si molla! Voglio provare finché non ci riesco.
E a modo mio è quello che sto facendo, anche se non lo sto più raccontando su blog o vari siti.

Qualcosa bolle in pentola”, sa di promessa.
Sa di speranza. Sa di futuro.

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