Nuovo anno, nuove avventure

Sarebbe ora di dare inizio al nuovo anno, giusto?
Lo so che ormai gennaio sta anche finendo ormai, ma il 2018 ha iniziato a sballottolarmi a destra e sinistra già dal secondo giorno.
Influenza intestinale – la peggiore che abbia mai avuto, incidenti in casa, esplosioni, proposte di lavoro inaspettate… non mi sono fatta mancare niente!
Sono finita a fare un colloquio in un super-mega studio e sono uscita contenta anche solo per il fatto che mi avessero considerato per un colloquio e sono finita ad accartocciare quella possibilità, buttarla in un angolo e imbarcarmi in un altra avventura, ben diversa e senza glitter e super design giusto la settimana scorsa.
Insomma, per farla breve, questo 2018 mi ha davvero rivoltato come un calzino.
Ho così tante novità nella mia vita che mi sembra davvero di essere lontana millemiglia dalla mia vecchia disavventura e ho ritrovato qualcosa che fino alla scorsa settimana non avevo più provato: il bisogno.
Non lo so se è un bene o un male, ma il bisogno è sempre stato il carburante che mi ha fatto andare avanti, che mi ha dato lo slancio per fare le cose che volevo.
E ad un certo punto ho sentito di averlo perso.
Mi sono domandata se i miei sogni erano veramente sogni o erano solo specchietti per le allodole, vie di fuga che mi permettevano di non andare affondo finché annaspavo.
Invece ho capito che erano “bisogni”, carburante per capire davvero dove voglio arrivare e cosa posso fare.
Ho addosso una notevole dose di ansia se ci penso, non lo nego, ma la verità è che una mia – saggia – amica mi ha detto di avere fiducia in quello che la vita mi mette davanti, di prendere ogni esperienza per quello che è e di dare modo alla lezione che questa esperienza ha in serbo per me di arrivare, e arricchire la mia vita.
Non si sa mai da dove può arrivare l’aiuto di cui abbiamo bisogno per raggiungere la nostra felicità. “Resta aperta alle opportunità, e prendi le cose per quello che sono”.

Oh, e ho iniziato un corso di yoga!
Forse lo avevo anticipato, forse no. Fatto sta che mi sono imbarcata anche in questa avventura.
Non nego che la prima lezione mi ha lasciato parecchio scioccata. Sono tornata a casa con un gran male alle ginocchia e tanta paura di aver fatto il passo più lungo della gamba. Ma soprattutto sono tornata a casa con la sensazione di sentire di più i miei sentimenti.
Rabbia, paura, delusione verso me stessa… tutte cose negative.
Passato lo stato di grazia post-lezione mi è salita una furia incredibile. Avevo voglia di litigare con qualcuno. Non so se mi spiego. La cosa mi ha sorpresa non poco, perché io sono una persona pacifica, che evita lo scontro e cerca di convogliare la rabbia in azioni costruttive piuttosto che in uno sproloquio di insulti verso qualcun altro, che di solito non servono a niente. Invece, avevo proprio voglia di litigare.
La mia saggia amica, e maestra di yoga per inciso, mi ha detto che è perfettamente normale. Che non dovevo bloccare le emozioni, ma prenderle e lasciarle fluire. Probabilmente, mi ha detto, erano emozioni che io tenevo chiuse dentro di me e che dovevano sfogarsi.
Non so dire se è vero o se era un suo modo di interpretare quello che le stavo dicendo, fatto sta che passato quel momento non mi sono più sentita così.
E forse la mia amica sa di cosa sta parlando.

La parte migliore della lezione è sempre la fine, il rilassamento.
Facciamo esercizi di respirazione (pranayama), visualizzazione e un po’ di meditazione. Per la prima volta dopo un sacco di tempo, meditando riesco veramente a svuotare la mente. Mi trovo lì in mezzo ad estranei, al buio, con una coperta addosso e con la luce della luna fuori dalla finestra e non ho nulla nella testa.
E arrivano ricordi/pensieri/perle di saggezza… non so come chiamarli… l’ultimo è stato questo:

Il futuro non esiste

Bella baggianata! Dove l’avrò letta, ho pensato.
E più ci pensavo più il pensiero che il futuro fosse solo un concetto, un qualcosa che sentiamo di aver bisogno di programmare per avere il controllo, un’idea umana mi rincuorava. Mi calmava. Allontanava la paura.
Ed è vero. Il futuro non esiste.
Esiste il passato. Esiste questo momento. Ma il futuro? Il futuro ancora non c’è. Perché temerlo? Perché dovrebbe portarmi qualcosa di brutto se non sono io a “crearlo”?
E di colpo, accettato questo pensiero, la mia mente si è liberata. E stavo bene.

In assoluto il mio momento preferito è quando ritorniamo dalla meditazione finale di rilassamento e cantiamo assieme l’OM.
Ho già provato a cantarlo, ma da sola non mi dava questo effetto.
Cantato con altre 15 persone è qualcosa di potente.
Cantato così è qualcosa di antico, profondo, intenso. Mi fa lo stesso effetto del suono del tamburo quando – non subito – ma entri nella giusta frequenza e hai li giusto ritmo.
Quando il suono ti entra dentro e fa vibrare tutte le corde che tieni nascoste in fondo all’anima, segrete e addormentate.

E poi torno alla realtà.
Inutile dire come questo primo mese del 2018 mi abbia dato tanto. Nel bene e nel male.
Non voglio parlare del male però, non serve né a me né a voi.
Spero invece che il bene vi possa aiutare.

A ben pensarci, è come la legge di Murphy:

Tutto quello che può succedere, succederà.

Nel bene e nel male. Che tu lo accetti oppure no. Che tu lo lasci entrare o meno.

Buon 2018.
Qualcosa mi dice che quest’anno sarà un anno speciale.
L’anno dell’azione.
O del ritorno.

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