I fuori rotta

Blatero sul fatto di avere un piano, una rotta, un obiettivo da raggiungere da…. quanto? Un anno, due? Bene. Ammetto di essere la prima a fare fatica a seguire i suoi stessi consigli.
Dentro di noi possiamo anche sapere ciò che è giusto fare, ma la verità è che fare ciò che è giusto è tutto un altro paio di maniche.

Quando un mese fa pensavo di sapere cosa stavo facendo, mentivo a me stessa. Mi raccontavo che ogni esperienza è un’opportunità – ed in fondo è vero – e che non dovevo farmi bloccare dalle paure e “opporre resistenza”. Del resto, dietro alle nostre resistenze ci aspettano sempre grandi tesori (cit. Giada Carta).
Pensavo che fare uno sforzo in più e non bloccarsi all’inizio di una nuova avventura solo per paura di rimanere scottata di nuovo sarebbe stata la cosa giusta da fare.
Ma è passato un mese ed io già mi sento di nuovo come se stessi tornando un uccellino in cattività.

All’inizio, lo ammetto, mi sono detta  “no dai, vabbè… datti il tempo!”.
Ma forse non è del tempo che ho bisogno.
Mi sento come se avessi fatto un passo indietro. Come se ci fossi ricascata. E forse è vero, da un lato.
Mi sento come se mi stessi allontanando dai miei stessi ideali.
Ho passato tre giorni – orrendi – a dirmi che forse il problema sono io. Cosa c’era di sbagliato in me? Perché non ero mai soddisfatta? Perché avevo sempre quella brutta sensazione nel cuore? Possibile che fossi punto a capo?
Mi sono data della cretina. Predico tanto su quanto “l’istinto sia la miglior bussola che abbiamo e che dovremmo incominciare a seguirlo un po’ di più” e io per prima ho voltato le spalle alle mie convinzioni e mi sono fatta trascinare da ciò che è facile, dalla corrente dell’abitudine. Però ad un certo punto – rigiravo il cucchiaino nella tazza del the ormai vuota – mi sono detta che a volte seguire la corrente e finire fuori rotta è ciò che ti può aiutare a ritornare sulla strada giusta.
Deve essere così. Altrimenti quello che mi sta succedendo non ha un briciolo di senso.

C’è qualcosa di diverso da prima. Un insegnamento che mi ha lasciato nel cuore il 2017, con la sua energia e la sua capacità di rendere tutto possibile: non mi racconto più balle.
Anche se poi non ascolto la mia vocina interiore, la lascio comunque blaterare e la ascolto, non me la racconto dicendo “Oh, ma dai, è una fase. Vedrai che le cose andranno meglio yadayadayada“. Chiaramente poi mi sento una stupida se non la ascolto, ma per lo meno non mi racconto più le scuse che mi tenevano buona fino a qualche anno fa. Adesso mi racconto la verità. Anche se significa dirsi “Tesoro, hai solo avuto paura” invece di “Non era il momento giusto”.
Questo mi permette di riconoscere i fuori rotta, godermeli finché non diventano strade troppo accidentate (ehi, ha anche il suo fascino finire lontano dall’autostrada e perdersi un po’ lungo una strada sterrata spersa nella natura), e ricalcolare il percorso verso la mia meta.
Siamo persone, non navigatori. Le nostra strade a volte passano per tappe sbagliate per trovare la strada giusta.

E la mia amica Paloma aveva ragione (Oh! te l’ho detto che ha aperto un suo account Instagram? È questo!). Ogni strada percorri ti porta un passo più vicino alla persona che puoi diventare se sai cogliere i giusti insegnamenti da ciò che vivi.
Ed è dannatamente vero.

Sento che in questo periodo sto cambiando. Qualcosa sotto la pelle, giù giù, nel caldo del mio cuore sta facendo la muta, sta alzando una corazza che come il guscio di una crisalide, diventerà il crogiolo di qualcosa. Paradossalmente, anche se mi sento tremendamente più fragile, allo stesso tempo mi scopro più forte. Scopro che le mie debolezze passate, ciò che mi ha fatto soffrire, la cattiveria di chi c’è stato prima… tutto ciò che mi ha sporcato, sono cambiate. Lo sporco sta scivolando via. Le ferite stanno guarendo. E le parole che mi hanno ferito in passato ora per me non valgono più.
Qualcosa sta cambiando.

È una forte prova per me. Ho sempre opposto resistenza al cambiamento, ma questa volta lo sto cogliendo come un’opportunità. È come se tutto avvenisse al di fuori di me, come se io fossi il pasticciere e non la pasta della torta. Rivesto la mia opera del mio talento, ma non sono io che verrò “mangiata”… o giudicata. E questo mi permette di vedere le cose in modo meno personale e più distaccato. E cogliere ciò che va e ciò che non va.

Forse tutto quello che dicono è vero.
Tutti quei luoghi comuni, quelle frasi da cioccolatino, avete presente?
“Il tempo lava via le ferite”
“Si deve cadere per imparare a rialzarsi”
“Lo yoga ti aiuta ad ascoltarti”
“Le aziende sono fondamentalmente tutte uguali: ci sono gli stessi problemi ovunque”
“Niente è meglio di amici e musica per allontanare i pensieri” (io aggiungerei anche qualche buon bicchiere di vino in compagnia)
Ecco, tutte quelle frasi scontate che non ascoltiamo mai del tutto. Forse in fondo hanno un po’ di verità se la sappiamo guardare.

Ho passato delle brutte giornate ultimamente, ma ogni volta che mi sono permessa di ballare sulle note di una canzone e di cantarla a squarciagola in macchina appena la sento alla radio, ogni volta che una chiacchierata diventata un aperitivo, e poi una pizza, e poi un dopo cena, e via fino a notte fonda… ogni volta che mi permettevo di far uscire la pesantezza e di lasciar entrare la leggerezza, riuscivo ad andare a letto serena e senza l’ansia e l’angoscia.
E ad un certo punto penso di aver avuto una rivelazione:
“Se il futuro non esiste (ancora), e non devo temerlo, allora sono libera e non ci sono più gabbie che possono rinchiudermi”. Neanche quelle dei miei affetti.
Forse quelle sono le gabbie di qualcun altro.

I fuori rotta non sono degli errori.
Possiamo ritrovarci a percorrere delle strade non nostre, che ci sembrano allontanarci da ciò che vogliamo raggiungere, ma a volte è proprio sbagliando strada che si trova la giusta via. Un po’ come Dante, che perdendosi nella selva oscura ha trovato qualcosa di più prezioso.

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