Come ti vedi tra dieci anni?

Non me l’hanno mai fatta la domanda finora – e meno male – ma se me l’avessero chiesto dieci anni fa forse avrei risposto che mi sarei vista così come oggi.
Solo che non mi sarei mai immaginata il grado di frustrazione che avrei provato.

Dieci anni fa tutto mi sembrava facile.
Beh, tutto mi è sembrato facile fino a fine 2007. Quell’anno è stato un altro anno difficile e dopo allora il futuro ha smesso di essere luminoso ma adombrato da paure indefinite.
Ma per me era facile andare avanti comunque.
Avevo appena iniziato l’università e anche se con un velo di tristezza per il non potermela viverla “appieno”, con un appartamento ed una vita fuori casa, una nuova vita, una nuova esperienza, l’indipendenza che bramavo da anni, comunque ho vissuto quegli anni come un binario.
In tutti i sensi.
Perché la preoccupazione era “non perdere il treno” (quello vero, di Trenitalia) e “trovare un posto a sedere vicino al finestrino dove potevo ripassare gli appunti e trascrivere in bella” o “leggere”. Ero diventata una pendolare.
Sono stati anche anni di “fuga”, ma col senno di poi… ho fatto bene. Che tanto non avevo il potere di modificare niente della situazione che stavo vivendo.

Dieci anni dopo però mi sento nostalgica. Avrei voluto poter fare di più in quegli anni. Forse il mio cervello non avrebbe comunque fatto SNAP perché i tempi erano diversi ed i miei desideri erano altri. Forse è vero che le cose arrivano esattamente quando devono arrivare.
Fatto sta che se dovessi farmi adesso la domanda “come ti vedi tra dieci anni?” mi darei una risposta, al quale probabilmente riuscirò ad arrivare (non è modestia, anzi), ma vorrei anche essere felice e soddisfatta.
Ma soprattutto vorrei lavorare sul mio futuro mettendo giù i mattoni giusti su cui costruirlo, sto mio futuro.
Forse il mio primo, grande, errore è quello che un po’ sto facendo adesso. E forse è questo che mi inquieta.
Il mio errore è culturale: sedermi nella situazione.
Perché è più facile.

Perché le mie azioni sono dettate, oggi come allora, da delle necessità esterne su cui purtroppo ho poco sul quale agire.
Ma a differenza di allora posso fare una cosa che non ho fatto, una cosa faticosa da fare: essere lungimirante e pensare al futuro, non solo al presente.
Pensare ai miei prossimi dieci anni.
Dove voglio andare? Cosa voglio fare? Dove voglio arrivare? Come mi voglio sentire? A quarant’unanni io che persona voglio essere diventata?

Da un lato sento di dovermi porre queste domande. Dall’altro mi dico che non posso andare da nessuna parte se non penso al micro invece di perder tempo a guardar il macro.
Potrei perdermi a pensare che forse quello che penso di volere non è veramente ciò che mi serve per stare bene, perché se dieci anni fa pensavo di volere questo – e sbagliavo – forse quello che penso di volere ora non è quello che veramente mi serve, ecc, ecc.
E allora mi ferma, stop, rallenta. E mi ricordo una cosa.
Una cosa che sto imparando (e non ho ancora finito di imparare): a non rimuginare.
La mente si stanca a continuare a pensare a ciò che la fa soffrire, e si logora lentamente l’anima ogni volta che portata dall’abitudine e dalla paura finisce a vedere le scelte prese come dei passi indietro invece che dei passi in avanti. E questo mi porta ad essere meno serena, più frustrata e sicuramente più infelice.
Forse il trucco è non rimuginare.
Forse il trucco è non pensare in modo distruttivo (anche se è tanto facile) ma in modo costruttivo.

Quindi sto cercando di vedere la me universitaria dieci anni dopo, quando ha capito che dieci anni prima non capiva niente, come una forma embrionale di quella che sarò tra dieci anni invece di essere soddisfatta o no della “promessa mantenuta” o meno.
Insomma, voglio pensare al futuro perché ancora non esiste ed è colmo di possibilità piuttosto che al passato che tanto non posso cambiare.
Ci provo almeno.
Spero di stare meglio così. Forse certi treni non passano una sola volta, ma è una sola la volta giusta per prenderli.

Quindi, come mi vedo tra dieci anni?
Come una persona che nei dieci anni precedenti ha cercato di essere per se stessa e per il mondo la persona migliore che poteva con i mezzi che aveva. Che ci ha provato per davvero, non solo per lavarsi la coscienza guardandosi alle spalle.
So che non sarà semplice, ma questo mi porterà a fare del mio meglio nel micro pensando in prospettiva macro.
Sempre, passo a passo.

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Pubblicato in: Blog

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