Ritornare liberi

A marzo parlavo di risveglio. Non stavo mentendo, giuro. Anche se sono “sparita” mi sono comunque data molto da fare. Più che altro a livello di obiettivi.
Mi sono domandata cosa volevo fare, verso cosa mi volevo dirigere, come volevo crescere.
Come volevo crescere?
E ho capito che prima di tutto dovevo mettere alcune cose in chiaro nella mia testa.
Non è facile mettere ordine in una stanza piena di cose, vorticose e caotiche, come i pensieri nella mia testa.
Quindi ho chiesto aiuto. E devo dire che all’inizio è stato… umiliante dovermi abbassare a chiedere aiuto per guardarmi veramente dentro, ma confesso che se non avessi avuto una mano esterna forse avrei continuato a tergiversare e non avrei affrontato il vero problema. E…ehi, lo sto ancora cercando di affrontare.

Mi sono sempre rifiutata di accettare che alcune persone avessero avuto il potere di cambiare la mia percezione di me stessa, di accettare che mi avessero cambiata (in peggio), di accettare che avessi permesso loro di entrare così affondo dentro di me, anche a costo di accettare che la vera causa dei miei problemi fossi solo io, che fosse tutta colpa mia, che fossi io quella inadatta.
Però no.
E ci voleva una persona che mi ascoltasse vomitare tutto quello che avevo dentro, che cercavo di non riversare su gli altri e che per anni non ho mai detto a voce alta, ci voleva qualcuno che con fare quasi materno mi dicesse “Gioia mia, ma che colpa ne hai tu per questo, questo e questo?”.
Allora è scoppiata la rabbia.

Penso di non essere mai stata più arrabbiata, furiosa, insofferente di quest’ultimo periodo.
Ho iniziato a tenere un “Diario della rabbia”. Una rabbia profonda, vera, potente, una bestia impazzita che sfogo solo sulla carta (mi è vietato scriverne al computer) facendo scorrere la penna per pagine e pagine. E ho disegnato i confini di questa bestia. Non c’è una sola parola a cui io riesca a controbattere perché ha ragione. Ha ragione. A volte vorrei avere più tempo per scrivere fuori tutti i dettagli di quella bestia, ma non ho tempo. Non ho tempo!
E la cosa mi fa ancora più irritare.

E i pianti di questo periodo… ogni volta che affondo nel mio inferno personale, entro dentro la mia testa e guardo tutti i pensieri che vi vorticano dentro. Prendo i più brutti, i peggiori, quelli che meno ho voglia di afferrare. Allungo la mano, li raccolgo e li guardo uno per uno. E piango. Piango di amarezza. Piango di vergogna. Piango.
Ho come la sensazione di fare dei passi indietro ogni tanto, invece che andare avanti. Ma la verità è che ogni volta che riemergo dal mio piccolo oscuro inferno personale, mi sembra meno brutto ciò che mi circonda e tutto sommato, visto da fuori, anche il mio piccolo inferno diventa…piccolo.

Quindi la prima lezione, di questi due mesi di lotta interiore, è “si deve star male prima di stare bene”.
Dentro di me ho un nemico con il quale combattere, come tutti.
Ho un sabotatore, un demotivatore, un biasimatore, una vera brutta persona. E più le do voce, più lei cresce. Le ho anche dato un nome. È la mia ombra, il mio oscuro, il mio unico e vero nemico. E più ci penso a questa cosa, più capisco che in confronto a lui tutti gli allocchi imbecilli arroganti che incontro e ho incontrato fanno ridere.
E mi è servita anche la rabbia.
A combattere le giuste battaglie, a non sprecare eccessive energie in quelle che non valgono niente, ad allungare le mani e perdere la pazienza e dire “No, questo non ti permetto di farlo”.

Questo risveglio sta assomigliando sempre di più ad un lunedì mattina, pieno di imprevisti e sforzi da fare per iniziare la settimana. Ma voglio svegliarmi, voglio uscire dal sonno, dal torpore. Voglio risvegliarmi e affrontarla questa mia settimana, per non far passare tutta la mia vita dormendo, senza avere così la possibilità di vivermela appieno.

Al diavolo le gabbie! Io sono libera!

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Pubblicato in: Blog

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