Canto alla libertà

Bene, ci siamo arrivati.

Pensavo che avrei scritto questo post un anno fa. Anzi, nove mesi fa. Invece mi sono trovata a scrivere un post ben diverso, nel quale cercavo debolmente di vedere il bicchiere mezzo pieno ma senza riuscire a metterci dentro la carica che ci volevo riversare.

Ma oggi è diverso.
Non solo è passato del tempo (tanto o poco forse non ha importanza), ma sono ritornata io e soprattutto è tornata la carica e la forza che avevo perso, e non solo, ho trovato anche qualcosa di più.

Questi nove mesi potevano davvero mettermi al tappeto.
I primi tre cercavo di reagire, ma mi sentivo impantanata in una melma viscida dal quale non riuscivo ad uscire.
A inizio anno (vi ho già detto che è stato un 2018 nato proprio con una stella biricchina sopra alla testa) ho iniziato un’avventura senza pensar tanto a quello che volevo, ma mossa veramente da paura e dubbi fino ad arrivare in primavera in cui qualcosa è iniziato a cambiare.
Ormai ho imparato a capirmi: devo toccare il fondo prima di decidere a risalire.
E per ritirarmi su questa volta ho avuto bisogno di una mano.
Una mano esterna, estranea ed esperta.
E sia benedetta quella mano!

Ma uno scrollone forte, gelato, l’ho avuto il mese scorso.
No, non è stata la morte di mia nonna. Non direttamente. Anzi, vorrei dire che  nonostante la morte di mia nonna sono riuscita a capire che dovevo reagire. Perché la morte ti mette di fronte all’inevitabilità della fine, delle cose che muoiono, che smettono di mutare e al senso di ciò che hai fatto del tempo.
Del valore che ha il tempo.

Ma no, non è stato questo. E stato un mix di fattori meravigliosi, che hanno lavorato armoniosamente per riportare equilibrio e pulizia nella melma interiore che sentivo di avere.

La melma si è trasformata in un lago cristallino.
Le paure – la mia sabotatrice interiore – è diventata una compagna di chiacchierate in cui a volte non capisco neanche più dove finisco io e inizia lei.
La mia confusione si sta pian piano depositando e sto trovando dell’ordine nel suo disordine.

E ho sempre le mie paure, sempre le mie ansie, sempre i miei blocchi ma ho deciso che non mi farò fermare da loro.
Nove mesi fa avrei voluto scrivere questo post, ma non ero pronta.
Mi mancavano tre cose:

  • l’amore
  • la forza
  • la leggerezza

Le ho riottenute quasi senza chiederle, praticando yoga che ha messo in comunicazione ed in armonia il mio corpo, mangiando in modo più sano e iniziando ad affrontare a tavola blocchi e paure che sentivo non avere motivo, stando all’aria aperta e imparando a rimettere tutto in prospettiva, meditando e riconnettendomi con la mia spiritualità in silenzio e senza dover “ostentare” nulla, cosa che mi ha riportato con mente e cuore più vicina a ciò che significa per me vivere un cammino spirituale e come questo cammino, passo dopo passo, mi porti ad essere una persona migliore e più centrata.

Ho fatto una gran pulizia.
Un sano decluttering delle cose della mia vita.
Marie Kondo non ha attecchito completamente dentro di me, sono ancora una persona che ama avere intorno i suoi ricordi, ma in compenso ho imparato ad essere più cosciente di quando accumulo cose solo per compensare un vuoto di altra natura e quando realizzo che non ne ho veramente bisogno, dico no.

Oh, è ho anche imparato a dire no.
A dire “fregatene” e a “sbattermene” perchè anche quello è sano.
È leggero.
È liberatorio.

Ho aperto il mio cuore. Alla possibilità, alla fiducia, all’amore dei miei cari.
Sono sempre a corto di tempo, sono sempre introversa, ma ho riscoperto i legami caldi e luminosi, quelli al quale vale veramente la pena di dedicare il proprio tempo.

Ho capito che per molti sono una visionaria, che alcuni non mi capiscono.
Non possono capire. Ma non sono la sola visionaria per fortuna. Siamo tante pazze visionarie. E tutte crediamo fino in fondo alla nostra visione. Per questo la realizzeremo.

Ed è ritornata la Chiara pulita, luminosa e felice che avevo dimenticato di avere nel cuore; mantengo la consapevolezza che il mondo è fatto di luci e ombre (sono pur sempre un Toro), ma che siamo noi a decidere in quale “lato” del tao vivere la nostra vita (e sono sempre anche ascendente Leone).

Mi esercito tutti i giorni ad abbandonare giudizio, lamentela e critica fine a se stessa e a coltivare pensieri positivi, a dare forza ai miei desideri e alle mie aspirazioni e ad allontanarmi da ciò che mi fa del male.
Alcuni lo chiamano egoismo; io lo chiamo spirito di autoconservazione, o meglio ancora Amore per se stessi.
Che se non ami te stessa, come puoi pensare di amare veramente qualcun altro?

E mi sono riscoperta innamorata.

Di ogni cosa: del mio ragazzo, della mia famiglia, della mia vita, del mio corpo (still work in progress, ma comunque in progress), della mia diversità, del mondo che mi circonda e della bellezza nel quale viviamo.

Non so bene come, ma in qualche modo “amore”, “forza” e “leggerezza” sono venute da me. E si sono sedute accanto a me, accanto alla mia Artemide.
Ho ritirato fuori la mia Atena, pronta con la spada in mano e l’elmo in testa, ho scoperto Afrodite che voluttuosa ed eterea mi ha sorriso scostandosi i capelli dorati ed è arrivata anche Persefone (non Kore, Persefone!), la regina degli Inferi che si è magicamente trasformata dentro di me e ha creato un collegamento intimo tra le due parti di me che non si erano mai incontrate e facendo nascere la loro relazione.

Tutto questo non solo mi ha restituito la carica che avevo perso nove mesi fa me me ne ha donata altra, mi ha messo in mano un arco con delle frecce pronte per essere scagliate, mi ha portato a affondare la lama nel cuore delle mie paure e superarle, mi ha portato a voltare le spalle gentilmente a chi riversava addosso a me le sue paure e ad imparare a dire “Me ne frego!” e amarmi.

Questi periodi no non sono mai piacevoli, ma sono sprecati se non riusciamo a trarre il meglio dalla forza che possono darci. Forse una parte di me accettando un lavoro che sapevo non essere quello che volevo cercava proprio questo. Forse l’Universo ha fatto la sua parte. Forse queste due cose in realtà traggono forza dalla stessa fonte, in fondo. O forse non importa, tutto è già scritto e noi siamo solo dei viaggiatori lungo la rotta della nostra vita. Fatto sta che questi momenti tirano fuori chi sei veramente. Cosa puoi fare, e cosa puoi dare al mondo.

Quindi eccomi qua, nel mio “Canto alla libertà”, a dire con coraggio che io mollo il mio posto (tutto sommato) fisso e scelgo di vivere una vita diversa, nuova, tutta da costruire, per rispondere a quella chiamata interiore che l’Universo ha fatto di tutto per segnalarmi.
E se l’ha fatto, mi vien da dire, ci sarà un buon motivo!
Anche perché su certe cose io sono una zuccona, e c’è voluto impegno per effettuare il famoso “ricalcolo” del Tom Tom e riportarmi sulla mia strada malgrado gli incidenti di percorso.

Ma eccomi qui, sul bordo del burrone, rincorsa, slancio. Salto!
Ciao, comfort zone!
Vado per terre selvagge. Come una donna selvaggia. Come Vassilissa, armata solo della sua bambola.

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