Una giornata che dà speranza

Lo scorso venerdì è stato uno di quei giorni da segnare sul calendario. Io la vedo così.
Il 15 Marzo, un venerdì, in più di 2.000 città in tutto il mondo un fiume pacato e coeso di ragazzi ha manifestato pacificamente per mostrare solidarietà alla causa di Greta Thunberg. Una ragazza giovanissima, attivista svedese, che è stata capace di sollevare una marea di giovani a sostegno di una causa trattata spesso come un tabù: il cambiamento climatico.
Quella questione che, quando viene denunciata, si annuisce tristemente con la testa ma che nessuno si è ancora veramente impegnato a risolvere con delle vere proposte (nessuno di quelli al potere, intendo).
Eppure direi che i nostri giovani sentono questo problema ben più vicino di qualsiasi altra questione venga discussa da chi è al potere.
Più delle guerre per il petrolio e altre questioni socio-politiche. Perché riguarda il loro futuro. Il nostro futuro.
E il fatto che lo abbiano manifestato così limpidamente e con tale decisione è veramente incoraggiante.

Greta ThunbergFonte foto

Credo che una forza del genere, quella dei giovani (spesso inascoltata e neanche calcolata “dai potenti”) debba far tremare un po’ i polsi di coloro che non li avevano mai considerati una vera parte della popolazione.
I giovani, i need, che non sanno cosa fare della loro vita non sono TUTTI i giovani.
Sono tanti di più, che con forza provano nel loro piccolo a praticare il cambiamento ogni giorno e che alzano la testa quando vengono chiamati in causa.
Per me la coesione, la forza e vicinanza di tutti (a prescindere da etnie e nazionalità) dimostrata venerdì scorso è qualcosa di incredibile.
Io per prima ho puntato il dito verso di loro perché li vedevo “svogliati” e “senza ambizioni”. Ma forse mi sono sbagliata. Forse la verità è che tra loro ci sono (tanti) ragazzi che questo cambiamento lo vogliono davvero. Che per la “causa giusta” sanno tirare fuori il loro meglio.
Tanto da commuovere e riempire d’amore il cuore di questa Madre Terra, e magari darle una speranza.

manifestazione a milano
Fonte foto

Non voglio dilungarmi sulle reazioni della politica italiana. Penso che ognuno sia in grado di trarre da solo le sue conclusioni in merito.
Ma non posso non notare la perseveranza nel cercare di “sviare il problema” (proprio perché tremano i polsi?). Penso sia  un atteggiamento radicato nel profondo del nostro modo di fare politica (e forse non è un caso solo italiano).
Non parlerò delle polemiche inutili che sono state fatte, dico solo che dalla regia mi confermano che siamo ancora in democrazia e quindi, se voglio, io manifesto per quel che mi pare!
Basta, non mi dilungo oltre. Perché qui non si parla di politica italiana, ma di forza e speranza.
E di esasperazione.
Perché di solito è sempre quella a produrre i veri grandi cambiamenti.
Il messaggio lanciato chiaro e forte dagli eredi di questo pianeta è indiscutibile: cambiate le cose perché ci state condannando a morte.
O finiremo a combattere guerre non più per il petrolio ma per l’acqua e il cibo. Per colpa vostra (nostra!).

Se una ragazzina svedese (vuoi “diretta” da altri del movimento ambientalista, vuoi “strumentalizzata” in quanto bambina e tutte le polemiche e le accuse che le sono state rivolte in questi giorni) è stata in grado di stimolare questa reazione, io ho davvero speranza.

Prendo entusiasmo nella mia lotta alla plastica.
Alla mia mania del riciclo.
Al diffondere messaggi positivi, anche ambientalisti.
Perché c’è chi li ascolta.
C’è una comunità di giovani che ci crede ancora, che vuole cambiare.
Che se potesse la prenderebbe volentieri una bicicletta o i mezzi pubblici per andare a scuola. E al lavoro poi.

Forse c’è ancora spazio per il cambiamento, per puntare alle energie rinnovabili.
Per cambiare rotta.
E spero, spero, che questo movimento continui e che venga ascoltato. E non si riduca solo ad un grande atto di forza fatto il 15 marzo 2019 (magari davvero solo per saltare scuola, come i “brontoloni da bar” sono andati a dire in questi giorni).

earthFonte foto

Perché ci ho scritto un post?
Perché va detto che siamo oltre tempo massimo, che le cose vanno cambiate.
Sono tante le persone che denunciano il cambiamento climatico, tanti gli attivisti che parlano di cambiamento, tanti quelli a cui viene detto “Eh, sì, è vero” e basta e tante le politiche deboli che vengono fatte da chi ha in mano il potere.
Forse va detto più forte, forse vanno date direttive concrete, forse bisogna muoversi come la Svezia e proibire la circolazione delle macchine a diesel a partire dal 2030 (o prima), forse bisognerebbe intervenire sull’allevamento intensivo (avete visto Cowspiracy?), forse bisogna agire drasticamente per dare un cambio di rotta e “salvare il mondo”.
Io voglio ricordarmi di questo 15 marzo, di quanto mi sento motivata e determinata a cambiare le cose. Ecco perché questo post, magari un po’ anomalo, ma necessario.

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Pubblicato in: Blog

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