Pratichiamo la gentilezza

E insomma, siamo in primavera! Ce l’abbiamo fatta! Abbiamo superato l’inverno!
E quest’anno il Risveglio si merita una bella R maiuscola.

Nuove collaborazioni

Sì, perché sul calare di Marzo (fa ridere che sia stato proprio nella Giornata Internazionale della Felicità) ho iniziato una nuova bellissima collaborazione con un’agenzia della zona. Una di quelle realtà dove ti dici “sarebbe bellissimo poterci lavorare”. Ecco, io ce l’ho fatta!
Pat pat sulla spalla a me. Per il momento sono ancora pervasa dalla gioia e dall’entusiasmo.

Mi sento carica come una molla, non faccio che distribuire sorrisi e chiacchiere varie ed eventuali a tutti. Su “Com’è bella la nuova stagione”, su “Ma guarda come si sono allungate le giornate!” o ancora su “Ma ho una gran voglia di andare a far due passi! Dai, vieni?”.
Ecco, io con l’esuberanza non ho un metro. O vado a 0 o a 100 all’ora.
Ricordo che una mia vicina di casa quando ero piccola mi aveva descritta proprio così, “Esuberante”. Era il suo modo per dirmi che ero un po’ troppo casinista probabilmente. In effetti avevo la tendenza a non domandarmi se io con le mie chiacchiere (a voce fin troppo alta) dessi fastidio oppure no. Andavo a ruota libera.

“Esuberante”. È anche un appellativo che mi hanno ripetuto spesso in questi giorni. La verità è che sono felice. Sono felice perché sto iniziando a vedere i frutti del mio lavoro, come un piccolo agricoltore che con la primavera vede le piccole foglioline verdi spuntare dal terreno e anche se sa che ce n’è di strada da fare davanti prima che delle foglioline diventino un albero forte e solido, esulta. Esulta lo stesso! Perché i suoi sforzi “alla cieca” non erano vaneggiamenti fatti per niente.

Ho avuto fede.
E la primavera mi ha mostrato le mie gemme.
Ho ottenuto un risultato importante, come un agricoltore che pianta un semino e con testardaggine continua a prendersene cura anche se non vede cambiamenti e non sa se il seme è vivo o è morto.
Il seme è vivo. E io sono felice. Troppo felice per tenermi questo grande risultato dentro.
Infondo, che c’è di male ad essere felice?
Voglio essere libera di dirlo al mondo, di donarla la mia felicità. Che duri un attimo o tutta la vita. Io ora sono felice. Punto.

Riscattiamo la gentilezza

E sono così felice che la mia indole non si trattiene.
Vado a fare la spesa e saluto tutti, sorridendo. Anche il ragazzo di colore che aspetta all’ingresso. Gli sorrido e lui sorpreso mi restituisce un gran sorriso. Mi domando quante persone gli regalino un po’ di gentilezza gratuita.
È stato tra gli scaffali dei detersivi che mi sono domandata “Ma perché essere gentili col prossimo è considerata una debolezza? Da quand’è che si deve sempre partire prevenuti?”.

Ricordo che al lavoro, a Vicenza, spesso i miei colleghi mi dicevano che “ero troppo buona”. Come se sbagliassi ad esserlo. Che per loro era essere fessi.
Perché? Perché ero gentile col titolare nonostante lui si comportasse da stronzo senza un buon motivo? Perché andavo incontro al corriere invece di fargli far le scale? Perché dicevo sì quando mi chiedevano di “fargli un favore” che in realtà era compito loro? O facevo cose che non mi erano richieste (o rimborsate), tipo passare io dal tipografo a ritirare delle stampe per averle pronte alla mattina seguente e facendo strada in più?
Per un po’ ho pensato che il problema fosse il mio atteggiamento, che fosse sbagliato essere gentile col prossimo. Che dovessi pensare solo al mio.
Ma il problema non era il mio atteggiamento.
Era che la gente ne approfittava.

E allora perché è la gentilezza a pagare il prezzo per l’arroganza di chi non ha rispetto?
Com’è che magicamente è essere gentili il comportamento da correggere?
Invece di dire “Sei troppo buona fessa” a me, di’ “Sei uno stronzo” a chi si comporta da stronzo.
È un atteggiamento che vedo rispecchiarsi in tanti aspetti della società. Per la cattiveria dei “più forti” vengono accusati i più deboli.
Come se una ragazza non fosse libera di girare per strada con una gonna o ben curata senza che dei porci schifosi lo considerino un’invito ad entrarle tra le gambe.

Ecco, riscattiamo il diritto di essere gentili.
Che salutare il prossimo non ti strozza.
Che mostrare quanto sei felice non è un crimine e non è pavoneggiarsi.
Che sorridere agli sconosciuti non è da pazzi.
Che ringraziare veramente qualcuno, anche solo se ci tiene la porta aperta finché passiamo, è bello.

La gentilezza apre il cuore verso gli altri.
Apre un canale.

E forse a volte è proprio per questo che evitiamo di essere gentili, per paura di donare qualcosa di noi a qualcuno che potrebbe non meritarselo. Per tenerci separati, avvolti e protetti dalla nostra paura del prossimo.

Essere gentili non significa essere imprudenti, o non farsi rispettare.
Significa avere paura, ma fare lo stesso un atto di gentilezza verso gli altri.
Perché crediamo che se tutti fossimo più gentili forse  saremmo anche più felici.

Essere naive

Lo so, forse è un ragionamento un po’ naive. E messa giù solo teoricamente, così come in questo post, lo è.
Ma provate a praticarla, la gentilezza.
Cosa si prova ad essere gentili col prossimo?

Uscite, bevete un caffè al bar. Sorridete finché lo ordinate, guardate il cameriere in faccia. Catturate il suo sguardo e sorridete. E
ringraziatelo. Sì, è il suo lavoro, ma é una buona ragione per non essere gentili?
Sono praticamente certa che il cameriere in questione risponderà al vostro sorriso, e vi servirà più volentieri.
Poi uscite dal bar, dopo aver pagato e ringraziato il ragazzo per il servizio, e domandatevi come vi sentite.
State sorridendo? Se sì, perché state sorridendo?
Forse ha qualcosa a che fare con un certo stato di serenità che sentite nel cuore?
Dai! Se non è così riprovate! Non ci credo che neanche al secondo tentativo non  proviate quella sensazione!
Perché essere gentile col prossimo ci fa sentire più “a posto” con noi stessi. È questo, quanto meno, che ci fa sorridere. Che ci rende felici.

Ecco, io sono in questo stato di grazia in questi giorni.
Magari durerà ancora poco, magari no. Quel che è certo è che c’è me lo godo.
Non che manchino le giornate no (ieri era una di quelle giornate che proprio no!), ma sono meno nere e cupe delle altre volte.

Benvenuta primavera!
E ai miei ex colleghi vorrei tornare indietro nel tempo e dire “Viva i fessi!“.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...