Chi sono

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Mi piace definirmi una racconta storie.

Lo so, è un titolo strano da un lato e stra usato dall’altro.

Però è forse quello che mi descrive meglio.

Da bambina amavo inventare storie e personaggi; ho iniziato raccontando le storie ai miei amichetti e inscenando con loro teatrini divertenti, poi ho preso a raccontarle a voce alla mia famiglia e poi a disegnarne le scene e crescendo e scoprendo nuovi mezzi di comunicazione come la scrittura, la fotografia, il disegno ed il video ho incrementato sempre di più questa mia passione per le storie e le idee.

Il mio obiettivo è però sempre stato uno: emozionare. Trasmettere qualcosa.

Dopo i miei studi superiori non potei che seguire questo mio slancio e fu proprio sulla comunicazione che concentrai i miei studi.
Nel tempo però mi resi conto che c’era un altro aspetto che sentivo di aver trascurato, perciò nonostante avessi ormai una laurea ed un posto di lavoro stabile finii per assecondare questa mia vocazione.

Mi sono scoperta amante della progettazione, della grafica, delle cose pulite ed ordinate, della simbologia e della creatività… praticamente sul campo.

Quando nel mio ambiente di lavoro sembrava mancare quell’ingrediente magico che avrebbe fatto apparire tutto migliore io bramavo per riuscire ad aggiungercelo.
Se c’è una cosa che non sopporto è arrivare a tanto così dal risultato che mi aspettavo… e non concluderlo.
Così ho ripreso in mano i libri, ed i programmi soprattutto, carta e penna e mi sono rimessa a studiare.

Ho letto libri teorici e pratici, ho ripreso a disegnare dopo tanto tempo, cosa che avevo smesso di fare con costanza ai tempi dell’università, ho ripreso a scrivere ma soprattutto ho iniziato a progettare cose… e ho scoperto che mi piaceva un sacco.
Ho fatto corsi di tecnica fotografica, corsi di Graphic Design, ho frequentato workshop sui social media, su Facebook, su Intagram.
Ho preso a seguire siti e blog di designer, grafici, esperti di web designer, di WordPress.

Più o meno nello stesso periodo, carica di motivazione ed entusiasmo per le nuove scoperte, mi sono imbattuta in una rete di donne, imprenditrici di loro stesse e libere professioniste che credevano in loro stesse e nelle loro idee business.

Così ho iniziato a pensare che forse ciò che stavo scoprendo e ciò che mi appassionava da sempre poteva essere d’interesse anche per altre persone.

E nel 2016 ho iniziato un piccolo progetto che riguardava il mio blog personale, che via via si stava popolando sempre di più di spunti e motivazione legate al mio slancio del momento.

Fino ad ora – più o meno – in cui con l’anno nuovo ho deciso di dare una marcia in più al mio lavoro sul blog ed iniziare a dar vita a dei progetti più grandi, a sperimentare cosa significa far sul serio e credere in se stessi e testare quanto valiamo.

Chi sono?

Oggi sono una persona diversa da quella che ha aperto questo blog.

Non solo perché ho 6 anni in più, ma perché ho ritrovato qualcosa che in questi ultimi 6 (anche 7) anni avevo perso: la capacità di credere in quello che si desidera.

Sono una persona diversa per fortuna perché dopo un’esperienza iniziale in cui mi sono dedicata tanto al lavoro e solo a quello, perché per me era importante e significativo in termini di soddisfazione personale essere brava sul lavoro, ora ho scoperto che non era tanto il mio lavoro nella mia azienda a definirmi e gratificarmi quanto il lavoro che io faccio con entusiasmo e passione, e questo può avvenire sia nell’azienda dove lavoro che all’esterno.

È come se il mondo si fosse fatto più grande.

E mi sono detta che se anche in parte è normale venir trascinati dalla quotidianità della vita, dobbiamo riconoscere che ad un certo punto non possiamo solo farci trascinare dalla corrente. Dobbiamo rimetterci in piedi e decidere da soli, autonomamente chi siamo e dove vogliamo andare, restando fedeli alle persone che siamo e ai nostri sogni.

Perché quando smettiamo di desiderare, di sognare, di ascoltarci è quando finiamo col perderci e col perdere la passione. E oltre a renderci meno efficaci sul lavoro, ci renderà anche più infelici.

E che senso ha vivere una vita dove non siamo soddisfatti di noi e dove non riusciamo a trovare la felicità rispettandoci e rispettando la nostra unicità?

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Chiara Pasin – Communication & Graphic Design

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